Pubblicato ora l’articolo che mensilmente scrivo per il periodico TICINO MANAGEMENT e che tratta dell'attuale situazione mondiale delle Terre Rare, minerali tutt'altro che rari!
Versione pdf: Farsa Terre Rare
Pubblicato ora l’articolo che mensilmente scrivo per il periodico TICINO MANAGEMENT e che tratta dell'attuale situazione mondiale delle Terre Rare, minerali tutt'altro che rari!
Versione pdf: Farsa Terre Rare
Oltre 100 libri pubblicati in più di 20 anni: dai testi tecnici e scientifici
per studenti e appassionati alle letture dedicate ai giovani uomini e donne.
Una storia editoriale ricca e in continua crescita.
I nostri libri: https://www.amazon.it/dp/B0HH3CCZ1S
Our Books: https://www.amazon.com/dp/B0HHFFCC57
For today’s teenagers, technology is not simply a tool, it is the environment in which they learn, communicate, and shape their identities. Faced with the rapid rise of Artificial Intelligence, many adults react with fear. But banning technology or building digital walls will not prepare young people for the future. Understanding AI will. The book "Who’s Afraid of the Big Bad Wolf?" introduces the fascinating metaphor of the Algorithmic Wolf: a powerful, partly wild force fueled by humanity’s knowledge, creativity, mistakes, and biases. Written for teenagers aged 13 and over, parents, and teachers, the book explores three essential responsibilities:
- Developing healthy skepticism and learning to verify AI-generated information.
- Protecting
the humanities, creativity, empathy, and critical thinking.
- Promoting a
healthier and more sustainable relationship with technology.
The goal is to raise a new generation of Guardians of the Forest: informed and ethical citizens who can work with algorithms without becoming dependent on them. Because a machine may run fast, but it does not know the destination, the direction is still ours to choose. Who’s Afraid of the Big Bad Wolf? is available now on Amazon.
EBOOK: https://www.amazon.com/dp/B0HK4ZVQV4
PAPERBACK: https://www.amazon.com/dp/B0HK528ZWH
SERIES: LabKidsEng
Sembra incredibile, ma pare proprio che quelle magnifiche torri abbiano percorso un’importante parte della nostra vita.
13 agosto 1971. Viaggio di nozze. Insieme appena sposati le
osserviamo mentre le costruiscono.
Capodanno 1999. Insieme con amici a festeggiare il nuovo
anno all’ultimo piano di una torre “Windows of the World”
3 settembre 2001. Visita alle torri e partenza da New York
per tornare a casa
Post di 100 immagini pubblicato nel mio Blog: REMEMBERING9/11 – NEW YORK
Pubblicato il mio ultimo articolo sul mensile TICINO MANAGEMENT sulla Svizzera che con i suoi numerosi laghi e posizione continentale si appresta a diventare l'accumulatore di energia elettrica mediante invasi regolabili di acqua.
Per la versione pdf clicca qui
More than simply a catalogue, it is also a journey through the projects, ideas, teaching experiences and passions that, over time, have given life to a true library.
The book guides readers through the different publications and editorial series, making it easy to explore titles, subjects and areas of interest, while offering an overview of the cultural and publishing journey behind each project.
The volume is divided into two main sections, Ettore’s books and Eva’s books, and is organised to make consultation simple and immediate. The different series help readers quickly identify the books that interest them most and connect with the related pages and collections published on Amazon.
In the images that follow, we share a selection of pages from inside the book, offering a first glimpse of its structure, the sections dedicated to the authors, and the different editorial series included in the collection.
A library built over twenty years, where ideas, experiences and passions have become books.
An invitation to discover, learn, travel, and imagine through books.
Ebook: https://www.amazon.com/dp/B0HHFFCC57
Paperback Color: https://www.amazon.com/dp/B0HHFT5R2Z
I NOSTRI LIBRI SU AMAZON, un libro che nasce con l’intento di raccogliere, ordinare e raccontare oltre vent’anni di attività educativa, editoriale e creativa.
Non è soltanto un catalogo, ma una vera e propria
guida alla scoperta di una biblioteca costruita nel tempo attraverso esperienze
didattiche, progetti, ricerca, passioni e desiderio di divulgazione. Una
biblioteca che oggi comprende 100 libri, firmati da Eva ed Ettore
Accenti, e che attraversa temi, collane e percorsi differenti.
Il volume accompagna il lettore tra le diverse
pubblicazioni, aiutandolo a orientarsi tra titoli, argomenti e finalità, e
offrendo al tempo stesso una visione d’insieme del percorso culturale ed
editoriale che ha dato origine a ciascun progetto.
Nelle immagini che seguono proponiamo alcune
pagine interne del libro, per offrire una prima anteprima della sua unica struttura,
delle sezioni dedicate agli autori e delle diverse collane presenti.
Un invito a sfogliare, conoscere e riscoprire un
percorso fatto di idee trasformate in libri: per conoscere, imparare,
viaggiare e immaginare.
Versione ebook: https://www.amazon.it/dp/B0HH3CCZ1S
Versione copertina flessibile a colori: https://www.amazon.it/dp/B0HGZDSZTS
Pubblicato da Eva per adolescenti 13+, genitori, insegnanti e quadro educativo per il futuro.
L’Intelligenza Artificiale è davvero il nuovo Lupo Cattivo? Il
libro di Eva Accenti risponde a questa domanda per gli adolescenti di oggi: algoritmi,
social e strumenti di IA fanno già parte della vita quotidiana e vietarli o
ignorarli non significa proteggere i ragazzi: significa lasciarli soli nella
foresta digitale.
Chi ha paura del Lupo Cattivo usa la metafora del lupo
algoritmico per spiegare che l’IA non è un mostro cosciente, ma una forza
potente alimentata dai dati, dalle conoscenze e anche dai pregiudizi umani.
Rivolto a adolescenti dai 13 anni, genitori e insegnanti, il
libro propone un nuovo patto educativo fondato su tre principi: insegnare il
dubbio e la verifica delle fonti, coltivare pensiero critico, arte ed empatia,
educare a un uso consapevole e sostenibile della tecnologia.
L’obiettivo non è fuggire dal lupo, ma imparare a
comprenderlo e governarlo, formando ragazzi capaci di usare l’IA senza subirla,
perché la macchina può correre veloce, ma la direzione spetta ancora a noi! Il
futuro non si subisce, si educa!
Versione ebook. https://www.amazon.it/dp/B0HD9SL917
Versione cartacea di grande formato. https://www.amazon.it/dp/B0HDFV5MN4
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Il 29 maggio del 1919 vi furono due importantissime osservazioni di eclisse totale di Sole in Africa ed in Brasile che provarono la GRAVITAZIONE UNIVERSALE osservando la deviazione di due stelle molto vicine al disco solare occultato dalla Luna.
Si osservò così che i raggi luminosi emessi da quelle stelle venivano incurvati a causa della della massa solare provando come la gravità fosse in grado di curvare lo spazio intorno alla massa come aveva previso Einstein anni prima.
Volendo, con opportuni telescopi, la stessa esperienza potrebbe essere realizzata anche durante l'eclisse totale del 12 agosto anche per la sua particolare durata che in alcuni luoghi raggiungerà i 5 minuti, mentre a Maiorca, dove le mie nipoti Giulia ed Emma potranno vederla, durerà 1 minuto e 36 secondi, sufficienti per goderne il meraviglioso buio che tanto terrorizzava gli antichi.
NUOVO LIBRO
Sono felice di annunciare il completamento di un lungo lavoro a cui tengo moltissimo il mio ultimo libro: Matematica da una nuova prospettiva, in 300 pagine divise in 31 capitoli e grande formato (21.55 x 28.54 ). Un progetto editoriale nato per aiutare studenti, universitari, docenti, studiosi e semplici appassionati a guardare la matematica non come una barriera, ma come una delle più grandi avventure dell’intelligenza umana.
Questa mia impresa inizia da una scelta
assolutamente originale, parte idealmente dal punto più difficile: Kurt Gödel. Gödel,
il matematico che nel Novecento con due famosi teoremi ha mostrato qualcosa di
rivoluzionario, che non tutto ciò che è vero può essere dimostrato dentro il
sistema stesso. La matematica, proprio nel momento in cui cercava la certezza
assoluta, scopriva che la certezza ha una soglia invalicabile.
Qui, La matematica non viene raccontata come una
semplice successione di formule, esercizi e regole scolastiche, ma come il
lungo cammino con cui l’uomo ha cercato di riconoscere un ordine nella realtà.
Si parte dal conteggio primitivo, dalla misura, dall’osservazione del cielo,
dalle civiltà antiche, per poi attraversare i Greci, Pitagora, Euclide,
Archimede, lo zero, l’algebra, Galois, Cartesio, Newton, Leibniz, Gauss,
Riemann, Cantor, Hilbert, Gödel, Turing, il computer, l’informazione, gli
algoritmi e l’intelligenza artificiale.
Ciascuno dei 31 capitoli è autonomo e può essere
affrontato indipendentemente dagli altri.
Versione cartacea copertina rigida, 300 pagine (22x 28 cm).
Versione eBook. https://www.amazon.it/dp/B0HCX7H9JF
Questo libro fa parte della serie dell'autore LabSciIta
Copertina della versione cartacea
IA E UTILIZZO PRATICO
Riporto un esempio personale di utilizzo dell’intelligenza artificiale che mi ha aiutato a ottenere un risultato concreto in un ambito del quale avevo una conoscenza pressoché nulla.
Ho applicato un principio che sottolineo spesso nei miei articoli e nel mio libro “Intelligenza Artificiale per il Lavoro, l’Impresa e la Scuola”: nell’utilizzo dell’IA non sono importanti soltanto le risposte, ma soprattutto le domande.
Nella mia tranquilla vita da pensionato a Lugano, tra la scrittura di un libro o di un articolo e i servizi alla consorte, quasi ogni giorno mi dedico a una lunga passeggiata a passo sostenuto, percorrendo dai tre ai sette chilometri intorno al lago.
Le scarpe che utilizzavo da circa tre anni avevano ormai le suole molto consumate e avevo cominciato ad avvertire qualche problema. Il medico mi fece inoltre notare che quel modello non era particolarmente adatto al tipo di camminata che praticavo.
Ho quindi avviato una lunga ricerca con l’IA, sfruttando la mia esperienza nel formulare le richieste. Sono partito da domande molto generiche e, anche grazie alle indicazioni ricevute dal medico e da altri esperti, le ho rese progressivamente più precise.
Ho proceduto con decine di domande, correggendo continuamente il tiro e restringendo sempre più il campo sul mio caso specifico. Ogni risposta generava nuove domande, ulteriori verifiche e richieste più dettagliate.
Al termine di questo percorso, l’IA mi suggerì una scarpa dotata di suola MBT Simba. La filosofia MBT nasce negli anni Novanta da un’idea del ricercatore svizzero Karl Müller.
La proposta mi incuriosì e decisi di approfondire. Scoprii così che la Simba è una suola curva e basculante, una cosiddetta rocker sole, progettata per favorire un movimento più fluido durante il passo. La sua forma accompagna la transizione dal tallone alla punta e integra una struttura ammortizzante, risultando particolarmente indicata per camminate prolungate e percorsi vari: ecco il modello ricevuto.
Naturalmente, come ricordo anche nel mio libro, le risposte dell’IA non devono essere accettate in modo passivo: vanno verificate. Ho quindi contattato il servizio clienti di MBT, ho posto ulteriori domande e, anche grazie alla possibilità di restituire le scarpe qualora non fossero state adatte, ho deciso di provarle.
Eccole, dunque, ai miei piedi.
Dopo averle utilizzate sia in pianura sia in collina, ho avuto la sensazione di aver trovato il modello ideale per le mie esigenze.
Non posso ancora esprimere un giudizio sulla loro durata: il precedente paio di scarpe mi aveva accompagnato per tre anni e soltanto il tempo dirà se queste riusciranno a durare altrettanto.
L’aspetto più interessante, però, va oltre le scarpe: l’IA non ha scelto al posto mio. Mi ha aiutato a esplorare il problema, a formulare domande sempre migliori, a confrontare le alternative e ad arrivare a una decisione più consapevole.
Ed è proprio questo, a mio avviso, uno degli usi più efficaci dell’intelligenza artificiale e ... per le scarpe, risentiamoci fra tre anni.
IA E LA DIVERGENZA: NON RIMBAMBISCE!
Sono arrabbiatissimo: sento continuamente alla TV, sui
social e … persino in casa, che “L’IA PUO’ FAR DIMINUIRE LA CAPACITA’ DI
PENSARE E PRODURRE AUTONOMAMENTE”.
Questa è la solita facile, ma assurda paura, che da millenni
l’umanità mostra quando fa un passo avanti con le tecnologie e le si ascrivono
ogni disgrazia.
Agli studenti che me lo chiedono spiego con l’esempio dell’invenzione
del motore che avrebbe potuto ridurre l’umanità ad usare meno le gambe e, pare,
che sia accaduto l’opposto.
Con ogni tecnologia, se la si usa per amplificare le nostre
capacità, non sostituirla, allora quella tecnologia migliora l’umanità ed è
così per internet, smartphone ed IA.
L’IA è un potentissimo mezzo che permette a chiunque di “aggiungere
conoscenza” rapidamente e facilmente, esattamente come l’auto, che tutti noi
oggi usiamo, ci permette di raggiungere luoghi lontani AMPLIFICANDO LE NOSTRE
GAMBE! Certamente, per guidare l’auto, dobbiamo prendere la patente.
L’IA crea esattamente la stessa sindrome; se la usi bene ti
migliora e vai più lontano, se la usi male ti RIMBAMBISCE! Questa è la DIVERGENZA.
Se uno studente che ha ascoltato bene una lezione sull’Iliade
poi a casa fa domande intelligenti riceverà dall’IA un contributo che estende
la lezione. Se non è stato attento alla lezione e chiede all’IA “scrivimi due
paginette sull’Iliade da portare a scuola domani“, sta usando l’IA in modo
STUPIDO e la sua competenza sull’argomento diminuirà col tempo.
DIVERGENZA È QUESTO, SAPERLA USARE VS USARLA MALE. TUTTO
QUI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Ho tentato di spiegare questo in un mio recente libro: https://amzn.eu/d/0a3cHJxp
Pubblicato il mio ultimo articolo sul mensile svizzero TICINO MANAGEMENT in cui intervengo sull’incredibile chiacchiericcio sull’intelligenza artificiale mentre non leggo alcun approfondimento su cosa sia l’intelligenza naturale.
Concludo l’articolo
affermando come “Il vero compito non è chiedersi ogni mattina se l’IA salverà o
distruggerà il mondo, il compito vero è studiarla, comprenderla, usarla bene,
regolarla con competenza e inserirla dentro un progetto umano, culturale,
scientifico ed economico degno di questo nome.
L’intelligenza
artificiale, alla fine, ci obbliga a fare una domanda che non riguarda le
macchine, ma riguarda noi: che cosa vogliamo fare della nostra intelligenza
naturale?”
DOPO LE IMMAGINI TESTO ORIGINALE TRADUCIBILE
TESTO ORIGINALE TRADUCIBILE CLICCANDO LA LINGUA SCELTA A DESTRA
E L’UMANA
INTELLIGENZA?
Di intelligenza artificiale molti parlano, ma in pochi ricordano e ancora meno riflettono. Rifuggendo ogni sensationalismo, si dovrebbe invece partire dal definire l'intelligenza naturale.
Da autore,
imprenditore tecnologico e utilizzatore dell’intelligenza artificiale, seguo
questo tema da diversi decenni ed osservo con sorpresa il modo in cui oggi il
dibattito pubblico sull’IA veng spesso presentato come se fosse nato
improvvisamente con ChatGPT
Si ripetono domande
apparentemente nuove: l’IA supererà l’uomo, distruggerà il lavoro, ha una
coscienza, deve essere regolata, ecc. ecc. Sono domande legittime, ma molte di
esse sono discusse da decenni.
L’espressione “artificial
intelligence” nasce formalmente nel 1956 al Dartmouth College, quando un
gruppo di scienziati si riunì per discutere la possibilità che molti aspetti
dell’intelligenza potessero essere descritti con precisione sufficiente da
essere simulati da una macchina. Tra i protagonisti vi furono nomi famosi
nell’informatica come John McCarthy, Marvin Minsky, Nathaniel Rochester, Claude
Shannon, Allen Newell, Herbert Simon e Arthur Samuel.
Rileggendo quei
documenti colpisce l’audacia delle previsioni che prevedevano come in pochi
decenni i computer avrebbero potuto raggiungere, e forse superare, molte
capacità dell’intelligenza umana. Allora si parlava di macchine enormi,
primitive ed a valvole, infinitamente meno potenti di uno smartphone di oggi, eppure
già allora si discuteva di apprendimento, linguaggio, ragionamento, gioco,
traduzione automatica e simulazione del pensiero.
Sono passati quasi
settant’anni, i computer sono diventati miliardi di volte più potenti e
nonostante oggi si disponga di reti neurali, cloud computing, GPU,
supercomputer, big data e sistemi generativi, ma una cosa fondamentale non è
ancora accaduta: non abbiamo chiarito davvero che cosa sia l’intelligenza
umana.
Si parla di IA “più
intelligente dell’uomo”, ma raramente si definisce cosa si intenda per
intelligenza. Se parliamo di calcolo, memoria o riconoscimento statistico, le
macchine hanno già superato da tempo l’uomo in molti campi. Ma l’intelligenza
umana è solo questo? Oppure include coscienza, intenzionalità, giudizio morale,
esperienza vissuta, libero arbitrio, creatività autentica e capacità di dare
senso al mondo?
Si discute su domande come
fossero nuove senza sapere che sono già state poste molte volte nel passato.
Nel 2006, cinquant’anni dopo Dartmouth, la conferenza “AI@50, The Dartmouth
Artificial Intelligence Conference: The Next Fifty Years” rifletteva
proprio sui problemi aperti dell’IA: come apprendimento, linguaggio, coscienza,
autonomia, limiti dei modelli, rapporto tra simboli e dati, relazione tra
intelligenza artificiale e intelligenza umana. Oggi molti politici,
commentatori e manager trattano questi argomenti come fossero nuovi, mentre
dovrebbero sapere che il progresso tecnologico non deve cancellare la memoria
storica ma, caso mai, renderla più attuale aggiornandola, non reinventandosi la
storia stessa.
Incredibile è poi la
richiesta di una regolazione alcuni vedono come un freno all’innovazione,
mentre altri invocano divieti generici e panico morale. Entrambe le posizioni
sono semplicemente ingenue. Ogni tecnologia importante viene regolata: aerei,
farmaci, automobili, banche, telecomunicazioni, dispositivi medici, perché mai
l’intelligenza artificiale dovrebbe fare eccezione? Regolare però, non
significa bloccare, ma stabilire responsabilità, trasparenza, sicurezza, limiti
d’uso e tutela dei cittadini. In poche parole il problema non è se regolare
l’IA, ma come regolarla senza ignoranza tecnica.
Attualmente e spesso
si tratta l’IA come una creatura autonoma affermando “l’IA decide”, “l’IA
vuole”, “l’IA ci sostituirà”. Ma l’intelligenza artificiale è costruita da
uomini, addestrata su dati prodotti da uomini, gestita da aziende, finanziata
da capitali, usata da governi e inserita in mercati. Quando un algoritmo
discrimina o produce disinformazione, dietro ci sono scelte progettuali, dati,
obiettivi, piattaforme e responsabilità umane ed attribuirle alla macchina può
diventare un modo comodo per assolvere gli uomini.
L’IA non va pensata
come fosse una magia, i modelli generativi sono impressionanti, ma sotto la
loro apparenza non c’è un oracolo, ma ci sono matematica, statistica, calcolo
distribuito, dati, reti neurali, ottimizzazione e hardware specializzato. L’IA
è una straordinaria evoluzione dell’informatica, non una manifestazione
soprannaturale sorta per caso!
Temere l’IA oggi per
quanto farà nel futuro è ridicolo, significa trascurare il presente perdendo
tempo a parlare di superintelligenza, coscienza artificiale e macchine fuori
controllo da fantascienza! È molto meglio discutere dei rischi oggi che sono
quelli di sempre e che riguardano l’eccessiva concentrazione del potere
tecnologico, della dipendenza dell’IA da poche piattaforme, dell’uso militare, della
manipolazione dell’informazione, della sorveglianza, del plagio, dell’opacità
decisionale e soprattutto della perdita di competenze e uso irresponsabile
nella scuola, nella medicina, nella giustizia e nel lavoro.
Va ricordato che ogni
rivoluzione tecnologica è immancabilmente anche culturale ed infatti l’IA ci
obbliga a chiederci che cosa siano lavoro, creatività, conoscenza,
autorevolezza ed educazione. Se una macchina può scrivere un testo plausibile,
generare immagini o assistere un medico, dobbiamo ridefinire il valore del
pensiero umano, della competenza e della responsabilità in un ambiente in cui
l’IA opera e continuerà ad operare ineluttabilmente.
La discussione
sull’intelligenza artificiale avrebbe dunque bisogno di meno sensazionalismo e
di più memoria storica. Dal 1956 a oggi l’IA ha attraversato entusiasmi,
fallimenti, rinascite, promesse, delusioni e successi reali. Non siamo davanti
a un fulmine a ciel sereno, ma al naturale, potentissimo sviluppo
dell’informatica, della matematica, dell’elettronica e della disponibilità
globale di dati.
Proprio perché l’IA è
importante, dobbiamo parlarne seriamente: non come moda, minaccia mitologica,
bacchetta magica o giocattolo commerciale, ma come tecnologia storica, potente,
umana, imperfetta, regolabile e responsabilizzante.
Il vero compito non è
chiedersi ogni mattina se l’IA salverà o distruggerà il mondo, il compito vero
è studiarla, comprenderla, usarla bene, regolarla con competenza e inserirla
dentro un progetto umano, culturale, scientifico ed economico degno di questo
nome.
L’intelligenza
artificiale, alla fine, ci obbliga a fare una domanda che non riguarda le
macchine, ma riguarda noi: che cosa vogliamo fare della nostra intelligenza
naturale?
Estratto dal mio libro “Intelligenza artificiale per il lavoro, l’impresa e la scuola2
Una guida operativa con esempi strutturati di domande per professionisti, tecnici, manager, docenti, studenti, creativi, imprese, agricoltori e ambiti famigliari”.
Esiste la posizione di chi sceglie consapevolmente di non utilizzare l’intelligenza artificiale. Questa scelta, in sé, è legittima e rispettabile se nasce da una decisione informata e libera. È paragonabile a quella del monaco che, conoscendo il mondo, decide di allontanarsene, chiudendosi in un monastero per dedicare la propria vita alla preghiera e alla contemplazione. In quel caso, la rinuncia non è una fuga, ma un atto di coerenza con una visione precisa dell’esistenza.
Diversa è la situazione quando il rifiuto dell’IA nasce dalla paura, dalla diffidenza non argomentata o dall’ignoranza delle sue reali possibilità e dei suoi limiti. In questo caso, non si tratta di una scelta, ma di una rinuncia subita, che rischia di trasformarsi in isolamento culturale e professionale. In un mondo in cui l’intelligenza artificiale diventa progressivamente uno strumento diffuso, non comprenderla significa rinunciare a una parte del linguaggio con cui la società comunica, lavora e produce conoscenza.
Scegliere di non usare l’IA è quindi accettabile solo se preceduto dalla comprensione. Conoscerla, provarla, valutarla criticamente è il prerequisito minimo per decidere se e come escluderla dal proprio percorso. Ogni altra forma di rifiuto non è una posizione etica, ma una fragilità mascherata da principio.
Edizione italiana. https://www.amazon.it/dp/B0GNZ6MVYY
English Edition. https://www.amazon.com/dp/B0GQ9Z5GSG
L’Intelligenza Artificiale è una delle più grandi innovazioni del nostro tempo, ma la vera domanda non è: “l’IA sostituirà l’intelligenza umana? ma "come l’IA amplificherà la nostra Intelligenza Umana (IU)?
Nel mio recente libro, “Intelligenza
Artificiale per il lavoro, l’impresa e la scuola”, arrivo a una conclusione
chiara: il futuro non sarà semplicemente IA vs IU, ma IA & IU e spiego come
sia fondamentale che le nostre domande (IU) siano importanti.
Una cattiva domanda produce una risposta
mediocre, mentre una buona domanda produce un aiuto utile e, una grande domanda
può trasformare l’IA in un acceleratore dell’Intelligenza.
Versione italian. https://amzn.eu/d/04Oe4HMn
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