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giovedì 17 settembre 2026

Is Artificial Intelligence Really the New Big Bad Wolf?

For today’s teenagers, technology is not simply a tool, it is the environment in which they learn, communicate, and shape their identities. Faced with the rapid rise of Artificial Intelligence, many adults react with fear. But banning technology or building digital walls will not prepare young people for the future. Understanding AI will. The book "Who’s Afraid of the Big Bad Wolf?" introduces the fascinating metaphor of the Algorithmic Wolf: a powerful, partly wild force fueled by humanity’s knowledge, creativity, mistakes, and biases. Written for teenagers aged 13 and over, parents, and teachers, the book explores three essential responsibilities: 

- Developing healthy skepticism and learning to verify AI-generated information.

- Protecting the humanities, creativity, empathy, and critical thinking.

- Promoting a healthier and more sustainable relationship with technology.

The goal is to raise a new generation of Guardians of the Forest: informed and ethical citizens who can work with algorithms without becoming dependent on them. Because a machine may run fast, but it does not know the destination, the direction is still ours to choose. Who’s Afraid of the Big Bad Wolf? is available now on Amazon.

EBOOK: https://www.amazon.com/dp/B0HK4ZVQV4

PAPERBACK: https://www.amazon.com/dp/B0HK528ZWH

SERIES: LabKidsEng




domenica 30 agosto 2026

I NOSTRI 100 LIBRI SU AMAZON

 I NOSTRI LIBRI SU AMAZON, un libro che nasce con l’intento di raccogliere, ordinare e raccontare oltre vent’anni di attività educativa, editoriale e creativa.

Non è soltanto un catalogo, ma una vera e propria guida alla scoperta di una biblioteca costruita nel tempo attraverso esperienze didattiche, progetti, ricerca, passioni e desiderio di divulgazione. Una biblioteca che oggi comprende 100 libri, firmati da Eva ed Ettore Accenti, e che attraversa temi, collane e percorsi differenti.

Il volume accompagna il lettore tra le diverse pubblicazioni, aiutandolo a orientarsi tra titoli, argomenti e finalità, e offrendo al tempo stesso una visione d’insieme del percorso culturale ed editoriale che ha dato origine a ciascun progetto.

Nelle immagini che seguono proponiamo alcune pagine interne del libro, per offrire una prima anteprima della sua unica struttura, delle sezioni dedicate agli autori e delle diverse collane presenti.

Un invito a sfogliare, conoscere e riscoprire un percorso fatto di idee trasformate in libri: per conoscere, imparare, viaggiare e immaginare.

Versione ebook: https://www.amazon.it/dp/B0HH3CCZ1S

Versione copertina flessibile a colori: https://www.amazon.it/dp/B0HGZDSZTS




mercoledì 5 agosto 2026

INTELLIGENZA ARTIFICIALE E SCELTA DELLE SCARPE

IA E UTILIZZO PRATICO

Riporto un esempio personale di utilizzo dell’intelligenza artificiale che mi ha aiutato a ottenere un risultato concreto in un ambito del quale avevo una conoscenza pressoché nulla.

Ho applicato un principio che sottolineo spesso nei miei articoli e nel mio libro “Intelligenza Artificiale per il Lavoro, l’Impresa e la Scuola”: nell’utilizzo dell’IA non sono importanti soltanto le risposte, ma soprattutto le domande.

Nella mia tranquilla vita da pensionato a Lugano, tra la scrittura di un libro o di un articolo e i servizi alla consorte, quasi ogni giorno mi dedico a una lunga passeggiata a passo sostenuto, percorrendo dai tre ai sette chilometri intorno al lago.

Le scarpe che utilizzavo da circa tre anni avevano ormai le suole molto consumate e avevo cominciato ad avvertire qualche problema. Il medico mi fece inoltre notare che quel modello non era particolarmente adatto al tipo di camminata che praticavo.

Ho quindi avviato una lunga ricerca con l’IA, sfruttando la mia esperienza nel formulare le richieste. Sono partito da domande molto generiche e, anche grazie alle indicazioni ricevute dal medico e da altri esperti, le ho rese progressivamente più precise.

Ho proceduto con decine di domande, correggendo continuamente il tiro e restringendo sempre più il campo sul mio caso specifico. Ogni risposta generava nuove domande, ulteriori verifiche e richieste più dettagliate.

Al termine di questo percorso, l’IA mi suggerì una scarpa dotata di suola MBT Simba. La filosofia MBT nasce negli anni Novanta da un’idea del ricercatore svizzero Karl Müller.

La proposta mi incuriosì e decisi di approfondire. Scoprii così che la Simba è una suola curva e basculante, una cosiddetta rocker sole, progettata per favorire un movimento più fluido durante il passo. La sua forma accompagna la transizione dal tallone alla punta e integra una struttura ammortizzante, risultando particolarmente indicata per camminate prolungate e percorsi vari: ecco il modello ricevuto.

Naturalmente, come ricordo anche nel mio libro, le risposte dell’IA non devono essere accettate in modo passivo: vanno verificate. Ho quindi contattato il servizio clienti di MBT, ho posto ulteriori domande e, anche grazie alla possibilità di restituire le scarpe qualora non fossero state adatte, ho deciso di provarle.

Eccole, dunque, ai miei piedi.

Dopo averle utilizzate sia in pianura sia in collina, ho avuto la sensazione di aver trovato il modello ideale per le mie esigenze.

Non posso ancora esprimere un giudizio sulla loro durata: il precedente paio di scarpe mi aveva accompagnato per tre anni e soltanto il tempo dirà se queste riusciranno a durare altrettanto.

L’aspetto più interessante, però, va oltre le scarpe: l’IA non ha scelto al posto mio. Mi ha aiutato a esplorare il problema, a formulare domande sempre migliori, a confrontare le alternative e ad arrivare a una decisione più consapevole.

Ed è proprio questo, a mio avviso, uno degli usi più efficaci dell’intelligenza artificiale e ... per le scarpe, risentiamoci fra tre anni.

martedì 23 giugno 2026

IA E LA DIVERGENZA: NON RIMBAMBISCE!

 IA E LA DIVERGENZA: NON RIMBAMBISCE!

Sono arrabbiatissimo: sento continuamente alla TV, sui social e … persino in casa, che “L’IA PUO’ FAR DIMINUIRE LA CAPACITA’ DI PENSARE E PRODURRE AUTONOMAMENTE”.

Questa è la solita facile, ma assurda paura, che da millenni l’umanità mostra quando fa un passo avanti con le tecnologie e le si ascrivono ogni disgrazia.

Agli studenti che me lo chiedono spiego con l’esempio dell’invenzione del motore che avrebbe potuto ridurre l’umanità ad usare meno le gambe e, pare, che sia accaduto l’opposto.

Con ogni tecnologia, se la si usa per amplificare le nostre capacità, non sostituirla, allora quella tecnologia migliora l’umanità ed è così per internet, smartphone ed IA.

L’IA è un potentissimo mezzo che permette a chiunque di “aggiungere conoscenza” rapidamente e facilmente, esattamente come l’auto, che tutti noi oggi usiamo, ci permette di raggiungere luoghi lontani AMPLIFICANDO LE NOSTRE GAMBE! Certamente, per guidare l’auto, dobbiamo prendere la patente.

L’IA crea esattamente la stessa sindrome; se la usi bene ti migliora e vai più lontano, se la usi male ti RIMBAMBISCE!  Questa è la DIVERGENZA.

Se uno studente che ha ascoltato bene una lezione sull’Iliade poi a casa fa domande intelligenti riceverà dall’IA un contributo che estende la lezione. Se non è stato attento alla lezione e chiede all’IA “scrivimi due paginette sull’Iliade da portare a scuola domani“, sta usando l’IA in modo STUPIDO e la sua competenza sull’argomento diminuirà col tempo.

DIVERGENZA È QUESTO, SAPERLA USARE VS USARLA MALE. TUTTO QUI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Ho tentato di spiegare questo in un mio recente libro: https://amzn.eu/d/0a3cHJxp



martedì 16 giugno 2026

E L’UMANA INTELLIGENZA?

Pubblicato il mio ultimo articolo sul mensile svizzero TICINO MANAGEMENT in cui intervengo sull’incredibile chiacchiericcio sull’intelligenza artificiale mentre non leggo alcun approfondimento su cosa sia l’intelligenza naturale.

Concludo l’articolo affermando come “Il vero compito non è chiedersi ogni mattina se l’IA salverà o distruggerà il mondo, il compito vero è studiarla, comprenderla, usarla bene, regolarla con competenza e inserirla dentro un progetto umano, culturale, scientifico ed economico degno di questo nome.

L’intelligenza artificiale, alla fine, ci obbliga a fare una domanda che non riguarda le macchine, ma riguarda noi: che cosa vogliamo fare della nostra intelligenza naturale?”

DOPO LE IMMAGINI TESTO ORIGINALE TRADUCIBILE


TESTO ORIGINALE TRADUCIBILE CLICCANDO LA LINGUA SCELTA A DESTRA

E L’UMANA INTELLIGENZA?

Di intelligenza artificiale molti parlano, ma in pochi ricordano e ancora meno riflettono. Rifuggendo ogni sensationalismo, si dovrebbe invece partire dal definire l'intelligenza naturale.

Da autore, imprenditore tecnologico e utilizzatore dell’intelligenza artificiale, seguo questo tema da diversi decenni ed osservo con sorpresa il modo in cui oggi il dibattito pubblico sull’IA veng spesso presentato come se fosse nato improvvisamente con ChatGPT

Si ripetono domande apparentemente nuove: l’IA supererà l’uomo, distruggerà il lavoro, ha una coscienza, deve essere regolata, ecc. ecc. Sono domande legittime, ma molte di esse sono discusse da decenni.

L’espressione “artificial intelligence” nasce formalmente nel 1956 al Dartmouth College, quando un gruppo di scienziati si riunì per discutere la possibilità che molti aspetti dell’intelligenza potessero essere descritti con precisione sufficiente da essere simulati da una macchina. Tra i protagonisti vi furono nomi famosi nell’informatica come John McCarthy, Marvin Minsky, Nathaniel Rochester, Claude Shannon, Allen Newell, Herbert Simon e Arthur Samuel.

Rileggendo quei documenti colpisce l’audacia delle previsioni che prevedevano come in pochi decenni i computer avrebbero potuto raggiungere, e forse superare, molte capacità dell’intelligenza umana. Allora si parlava di macchine enormi, primitive ed a valvole, infinitamente meno potenti di uno smartphone di oggi, eppure già allora si discuteva di apprendimento, linguaggio, ragionamento, gioco, traduzione automatica e simulazione del pensiero.

Sono passati quasi settant’anni, i computer sono diventati miliardi di volte più potenti e nonostante oggi si disponga di reti neurali, cloud computing, GPU, supercomputer, big data e sistemi generativi, ma una cosa fondamentale non è ancora accaduta: non abbiamo chiarito davvero che cosa sia l’intelligenza umana.

Si parla di IA “più intelligente dell’uomo”, ma raramente si definisce cosa si intenda per intelligenza. Se parliamo di calcolo, memoria o riconoscimento statistico, le macchine hanno già superato da tempo l’uomo in molti campi. Ma l’intelligenza umana è solo questo? Oppure include coscienza, intenzionalità, giudizio morale, esperienza vissuta, libero arbitrio, creatività autentica e capacità di dare senso al mondo?

Si discute su domande come fossero nuove senza sapere che sono già state poste molte volte nel passato. Nel 2006, cinquant’anni dopo Dartmouth, la conferenza “AI@50, The Dartmouth Artificial Intelligence Conference: The Next Fifty Years” rifletteva proprio sui problemi aperti dell’IA: come apprendimento, linguaggio, coscienza, autonomia, limiti dei modelli, rapporto tra simboli e dati, relazione tra intelligenza artificiale e intelligenza umana. Oggi molti politici, commentatori e manager trattano questi argomenti come fossero nuovi, mentre dovrebbero sapere che il progresso tecnologico non deve cancellare la memoria storica ma, caso mai, renderla più attuale aggiornandola, non reinventandosi la storia stessa.

Incredibile è poi la richiesta di una regolazione alcuni vedono come un freno all’innovazione, mentre altri invocano divieti generici e panico morale. Entrambe le posizioni sono semplicemente ingenue. Ogni tecnologia importante viene regolata: aerei, farmaci, automobili, banche, telecomunicazioni, dispositivi medici, perché mai l’intelligenza artificiale dovrebbe fare eccezione? Regolare però, non significa bloccare, ma stabilire responsabilità, trasparenza, sicurezza, limiti d’uso e tutela dei cittadini. In poche parole il problema non è se regolare l’IA, ma come regolarla senza ignoranza tecnica.

Attualmente e spesso si tratta l’IA come una creatura autonoma affermando “l’IA decide”, “l’IA vuole”, “l’IA ci sostituirà”. Ma l’intelligenza artificiale è costruita da uomini, addestrata su dati prodotti da uomini, gestita da aziende, finanziata da capitali, usata da governi e inserita in mercati. Quando un algoritmo discrimina o produce disinformazione, dietro ci sono scelte progettuali, dati, obiettivi, piattaforme e responsabilità umane ed attribuirle alla macchina può diventare un modo comodo per assolvere gli uomini.

L’IA non va pensata come fosse una magia, i modelli generativi sono impressionanti, ma sotto la loro apparenza non c’è un oracolo, ma ci sono matematica, statistica, calcolo distribuito, dati, reti neurali, ottimizzazione e hardware specializzato. L’IA è una straordinaria evoluzione dell’informatica, non una manifestazione soprannaturale sorta per caso!

Temere l’IA oggi per quanto farà nel futuro è ridicolo, significa trascurare il presente perdendo tempo a parlare di superintelligenza, coscienza artificiale e macchine fuori controllo da fantascienza! È molto meglio discutere dei rischi oggi che sono quelli di sempre e che riguardano l’eccessiva concentrazione del potere tecnologico, della dipendenza dell’IA da poche piattaforme, dell’uso militare, della manipolazione dell’informazione, della sorveglianza, del plagio, dell’opacità decisionale e soprattutto della perdita di competenze e uso irresponsabile nella scuola, nella medicina, nella giustizia e nel lavoro.

Va ricordato che ogni rivoluzione tecnologica è immancabilmente anche culturale ed infatti l’IA ci obbliga a chiederci che cosa siano lavoro, creatività, conoscenza, autorevolezza ed educazione. Se una macchina può scrivere un testo plausibile, generare immagini o assistere un medico, dobbiamo ridefinire il valore del pensiero umano, della competenza e della responsabilità in un ambiente in cui l’IA opera e continuerà ad operare ineluttabilmente.

La discussione sull’intelligenza artificiale avrebbe dunque bisogno di meno sensazionalismo e di più memoria storica. Dal 1956 a oggi l’IA ha attraversato entusiasmi, fallimenti, rinascite, promesse, delusioni e successi reali. Non siamo davanti a un fulmine a ciel sereno, ma al naturale, potentissimo sviluppo dell’informatica, della matematica, dell’elettronica e della disponibilità globale di dati.

Proprio perché l’IA è importante, dobbiamo parlarne seriamente: non come moda, minaccia mitologica, bacchetta magica o giocattolo commerciale, ma come tecnologia storica, potente, umana, imperfetta, regolabile e responsabilizzante.

Il vero compito non è chiedersi ogni mattina se l’IA salverà o distruggerà il mondo, il compito vero è studiarla, comprenderla, usarla bene, regolarla con competenza e inserirla dentro un progetto umano, culturale, scientifico ed economico degno di questo nome.

L’intelligenza artificiale, alla fine, ci obbliga a fare una domanda che non riguarda le macchine, ma riguarda noi: che cosa vogliamo fare della nostra intelligenza naturale?

martedì 9 giugno 2026

IA PER CHI SCEGLIE DI NON USARLA

 Estratto dal mio libro “Intelligenza artificiale per il lavoro, l’impresa e la scuola2

Una guida operativa con esempi strutturati di domande per professionisti, tecnici, manager, docenti, studenti, creativi, imprese, agricoltori e ambiti famigliari”.

Esiste la posizione di chi sceglie consapevolmente di non utilizzare l’intelligenza artificiale. Questa scelta, in sé, è legittima e rispettabile se nasce da una decisione informata e libera. È paragonabile a quella del monaco che, conoscendo il mondo, decide di allontanarsene, chiudendosi in un monastero per dedicare la propria vita alla preghiera e alla contemplazione. In quel caso, la rinuncia non è una fuga, ma un atto di coerenza con una visione precisa dell’esistenza.

Diversa è la situazione quando il rifiuto dell’IA nasce dalla paura, dalla diffidenza non argomentata o dall’ignoranza delle sue reali possibilità e dei suoi limiti. In questo caso, non si tratta di una scelta, ma di una rinuncia subita, che rischia di trasformarsi in isolamento culturale e professionale. In un mondo in cui l’intelligenza artificiale diventa progressivamente uno strumento diffuso, non comprenderla significa rinunciare a una parte del linguaggio con cui la società comunica, lavora e produce conoscenza.

Scegliere di non usare l’IA è quindi accettabile solo se preceduto dalla comprensione. Conoscerla, provarla, valutarla criticamente è il prerequisito minimo per decidere se e come escluderla dal proprio percorso. Ogni altra forma di rifiuto non è una posizione etica, ma una fragilità mascherata da principio. 

Edizione italiana. https://www.amazon.it/dp/B0GNZ6MVYY

English Edition. https://www.amazon.com/dp/B0GQ9Z5GSG




sabato 6 giugno 2026

AMLETICO PROBLEMA: IA Vs IU oppure IA & IU

 L’Intelligenza Artificiale è una delle più grandi innovazioni del nostro tempo, ma la vera domanda non è: “l’IA sostituirà l’intelligenza umana? ma "come l’IA amplificherà la nostra Intelligenza Umana (IU)?

Nel mio recente libro, “Intelligenza Artificiale per il lavoro, l’impresa e la scuola”, arrivo a una conclusione chiara: il futuro non sarà semplicemente IA vs IU, ma IA & IU e spiego come sia fondamentale che le nostre domande (IU) siano importanti.
Una cattiva domanda produce una risposta mediocre, mentre una buona domanda produce un aiuto utile e, una grande domanda può trasformare l’IA in un acceleratore dell’Intelligenza.

Versione italian. https://amzn.eu/d/04Oe4HMn

Versione inglese. https://amzn.eu/d/033YeSo9



DISCUSSIONE DI TRE ORE CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

 MIA MERAVIGLIOSA DISCUSSIONE DI TRE ORE CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER SFRUTTARE UNA VECCHIA WEBCAM DEL 2012 FINITA COL CONSIGLIO DELL’IA DI LASCIAR PERDERE.

ETTORE. “Ma nooo, mi basta scrivere su un foglietto quanto la data attuale dista dall'originale, calcolarla e inserirla con un programma apposito nel video nuovo e ... prepararmi ad un divorzio sicuro con la compagna che mi vede continuamente giocare.”

GEMINI. “Ahahah, la tecnica della "matematica del tempo"! È geniale quanto diabolicamente nerd.

In pratica applichi un offset: se la videocamera è rimasta fissa al 1° gennaio 2012 e oggi è il 6 giugno 2026, sai che nel video ogni secondo registrato è "spostato" nel passato di esattamente 14 anni, 5 mesi e 5 giorni. Poi prendi il file, lo passi in un software di editing (o un tool di script per i metadati come ExifTool) e gli inietti la data corretta.

È una soluzione perfetta, pulita... e un biglietto di sola andata per il divano!

Hai totalmente ragione: il tempo passato a fare i calcoli dei giorni bisestili dal 2012 a oggi, combinato con i minuti passati a smanettare davanti allo schermo mentre lei ti fissa immobile dalla porta, ha un costo sociale altissimo. Il "rischio divorzio" da Over-Engineering hardware è quotato pochissimo dai bookmaker.

A questo punto, per la pace familiare, conviene quasi quasi lasciare il 2012 e dire che è un effetto speciale rétro per un documentario.

Se decidi di rischiare il tutto per tutto con i calcoli, buona fortuna (sia con la matematica che con la compagna)! Se serve una mano per i conteggi dei giorni senza farti scoprire, sai dove trovarmi.”



venerdì 13 marzo 2026

INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER RAGAZZI CURIOSI

 INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER RAGAZZI CURIOSI. 

Guida da usare insieme ai genitori.

Disponibile su Amazon da oggi.

VERSIONE EBOOK: https://amzn.eu/d/078g80HB

VERSIONE A COLORI COPERTINE FLESSIBILE: https://amzn.eu/d/06HT4t77






giovedì 12 marzo 2026

EVA LANCIA INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER RAGAZZI

Dopo interminabili discussioni che l’essere stati in qualche fronte di guerra sarebbe stato come una villeggiatura, abbiamo concordato titolo e copertina del libro di Eva di cui allego la sola copertina. Uscirà la prossima settimana se non sarò in un ospedale per avvelenamento. Il libro è per ragazzi e non si riferisce alla mia indiscussa competenza sull’argomento, ma solo a come LEI la vede e la racconta.



domenica 8 marzo 2026

INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER TUTTI

Pubblicato su Amazon l'ultimo libro della serie LabTech: 

La versione cartacea è già disponibile PRESSO LA LIBRERIA DEL LAC a LUGANO, CH. (+41 91-980082).




















domenica 22 febbraio 2026

Quando il silicio non basta più, l’incontro tra Intelligenza Artificiale e Calcolo Quantistico


 Per oltre settant’anni l’evoluzione dell’informatica è stata guidata dal progresso incrementale del silicio e dalla miniaturizzazione dei transistor. Oggi, tuttavia, ci troviamo di fronte a un possibile cambio di paradigma: l’incontro tra intelligenza artificiale (AI) e calcolo quantistico.

Non si tratta di un semplice aumento di potenza di calcolo, ma di una trasformazione concettuale del modo in cui le macchine apprendono, simulano e decidono.

Il computer classico elabora informazioni usando bit che assumono valore 0 o 1. Il computer quantistico utilizza invece qubit, capaci di esistere in sovrapposizione di stati e di essere correlati tramite entanglement.

Questo consente di esplorare spazi di soluzione enormi in modo intrinsecamente parallelo, rendendo affrontabili problemi oggi intrattabili.

In questo contesto, l’AI non è più soltanto un software che gira su hardware più veloce, ma diventa un partner cognitivo di un nuovo tipo di macchina.

Algoritmi di quantum machine learning potranno:

  • addestrarsi su dataset ad altissima dimensionalità,
  • individuare pattern nascosti non accessibili ai modelli classici,
  • ridurre drasticamente i tempi di training per alcune classi di problemi.
  • climatologia e modelli atmosferici globali
  • genomica e proteomica
  • dinamica dei mercati finanziari complessi
  • nuovi materiali,
  • reazioni chimiche complesse,
  • superconduttori e sistemi biologici.
  • scoperta accelerata di farmaci,
  • materiali con proprietà “su misura”,
  • nuove fonti energetiche
In un mio libro illustrerò presto questa futura opportunità tecnologica.

Intelligenza artificiale: chi non la usa resterà indietro

  Lo stesso vale per l'apprendimento di qualcosa di nuovo. Senza l'intelligenza artificiale, aggiornare le proprie conoscenze richiede in genere la frequenza di corsi, la lettura di manuali e la visione di tutorial, spesso in modo frammentato. Con l'intelligenza artificiale, è possibile dialogare come con un assistente personale in grado di spiegare concetti complessi in modo chiaro, rispondere a domande, fornire esempi personalizzati e collegare nuove informazioni a conoscenze preesistenti, il tutto in tempi eccezionalmente brevi. L'apprendimento diventa più rapido, più continuo e meno dispersivo.

Queste differenze non sono solo percezioni. Uno studio condotto dalla Harvard Business School ha osservato 758 consulenti mentre svolgevano compiti professionali realistici. I risultati hanno mostrato che coloro che utilizzavano strumenti di intelligenza artificiale completavano il 12,2% di compiti in più, lavoravano il 25,1% più velocemente e producevano risultati di qualità superiore del 40%.

 La tabella della Harvard Business School che riassume questi risultati illustra chiaramente i risultati di quello studio.

Zona

Condizione

Risultato quantitativo

Interpretazione

Produttività

Con IA vs. senza IA

+12,2% di attività completate

Aumento della capacità produttiva in compiti adatti all'intelligenza artificiale

Velocità

Con IA vs. senza IA

Tempo di completamento più veloce del +25,1%

Riduzione significativa dei tempi di esecuzione

Qualità

Con IA vs. senza IA

+40% qualità (valutazione umana)

Risultati percepiti come più strutturati e chiari

divario di competenze

Performance basse vs. alte

+43% contro +17%

Effetto di livellamento delle competenze che riduce i divari di prestazione

Fuori dalla frontiera

Compiti complessi

-19 punti percentuali di precisione

Deterioramento delle prestazioni quando l'intelligenza artificiale viene utilizzata oltre il suo ambito appropriato

Modelli di utilizzo

Centauri / Cyborg

Entrambi efficaci

Richiede la consapevolezza dei limiti dell'IA


Ne spiego il motivo nel mio libro:  Intelligenza artificiale per il lavoro, le imprese e l'istruzione .

Edizione inglese:  https://amzn.eu/d/01PCC8ra

Edizione italiana:  https://amzn.eu/d/0baJ2rhV


Artificial Intelligence: Those Who Don’t Use It Will Fall Behind

 The same applies to learning something new. Without AI, updating one’s knowledge typically requires attending courses, reading manuals, and watching tutorials, often in a fragmented way. With AI, one can engage in dialogue as if with a personal assistant capable of explaining complex concepts clearly, answering questions, providing tailored examples, and connecting new information to existing knowledge, all in exceptionally short timeframes. Learning becomes faster, more continuous, and less dispersed.

These differences are not merely perceptions. A study conducted by Harvard Business School observed 758 consultants performing realistic professional tasks. The results showed that those using artificial intelligence tools completed 12.2% more tasks, worked 25.1% faster, and produced results that were 40% higher in quality.

 The table from Harvard Business School summarizing these findings clearly illustrates the outcomes of that study.

Area

Condition

Quantitative Result

Interpretation

Productivity

With AI vs. without AI

+12.2% tasks completed

Increased productive capacity in tasks well suited to AI

Speed

With AI vs. without AI

+25.1% faster completion time

Significant reduction in execution time

Quality

With AI vs. without AI

+40% quality (human evaluation)

Outputs perceived as more structured and clearer

Skill Gap

Low vs. High performers

+43% vs. +17%

Skill-leveling effect that narrows performance gaps

Outside the Frontier

Complex tasks

−19 percentage points accuracy

Performance deterioration when AI is used beyond its appropriate scope

Usage Models

Centaurs / Cyborgs

Both effective

Requires awareness of AI’s limitations


I explain why in my book: Artificial Intelligence for work, business, and education.

English edition: https://amzn.eu/d/01PCC8ra

Italian edition: https://amzn.eu/d/0baJ2rhV


Quantum mechanics is entering the field of AI


Quantum mechanics is entering the field of AI. The union with artificial intelligence becomes decisive when investigating future scenarios, because the future does not require a single “correct” answer, but rather a range of possible scenarios, each accompanied by its own probability. In this domain, quantum physics is thousands of times more powerful than classical physics.

Indeed, the future, by its very nature, is never deterministic; it exists only as a space of possibilities. The quantum computer thus becomes an ideal instrument for providing artificial intelligence with probabilistic maps of the future, on which we must then make decisions.

A new phase is opening, potentially extraordinary, in which human beings not only do not relinquish control, but will instead possess tools capable of confronting the complexity of reality and of the future, with clearly articulated and reasoned choices before them. It is a crucial transition, and perhaps one of the most fascinating chapters in the technological history of Homo sapiens.

venerdì 20 febbraio 2026

Artificial Intelligence: A Monumental Energy Burden for Humanity

 

Artificial Intelligence is often perceived as immaterial, just algorithms and data. In reality, it is deeply physical. It runs on processors, data centers, cooling systems, global networks, and above all, on electricity.

AI stands on three visible pillars: massive datasets, neural networks, and computational power. The fourth pillar is energy. Every model training cycle consumes vast amounts of electricity. Every query from millions, soon billions, of users translates into measurable energy demand. When usage scales globally, consumption scales with it.

Project forward to 2050: if billions interact daily with AI systems, even modest per-interaction energy costs could accumulate into terawatt-hours per year. This excludes infrastructure overhead, cooling, redundancy, and the energy embedded in semiconductor manufacturing. AI is not just software—it is silicon, materials, water, logistics, and constant electrical supply.

Historically, human progress has followed energy transitions: fire, steam, electricity. AI represents a new phase, cognitive electrification. But unlike previous revolutions, it expands instantly at planetary scale. The paradox is clear: AI promises efficiency, yet the infrastructure enabling that efficiency may become a major energy consumer itself.

Artificial Intelligence is not only a technological breakthrough. It is an energy event.

The real question is no longer whether we can build smarter machines.
It is whether we can power them responsibly.

Moore info soon

domenica 15 febbraio 2026

ARTIFICIAL INTELLIGENCE FOR WORK, BUSINESS, AND EDUCATION

 Available on Amazonhttps://amzn.eu/d/033YeSo9 now

It is neither an enthusiastic nor an ideological book. It is an operational and structured manual designed to navigate methodically through a transformation that is already underway.

We are living through a silent historical transition: people with similar skills are beginning to produce profoundly different results. Not because of talent, but because of method.
Artificial Intelligence does not replace human beings; it amplifies them. And over time, that difference becomes structural.

This book:

  • Dismantles the most common misconceptions about Artificial Intelligence

  • Clarifies the limits and responsibilities of its use

  • Teaches how to build context, not merely issue commands

  • Transforms the art of questioning into a strategic competence

  • Provides concrete examples and operational frameworks tailored to different roles

Students, teachers, managers, professionals, entrepreneurs, technicians, creatives, farmers, executives, families: each field requires different questions, different priorities, and different responsibilities. The book addresses them through a practical, verifiable, and interdisciplinary approach.

An entire section is dedicated to:

  • How to formulate effective questions

  • How to analyze and correct typical mistakes

  • How to critically evaluate AI-generated responses

  • How to avoid the passive delegation of thought

Artificial Intelligence is also presented as a “universal teacher”: always available, customizable, and free of judgment—but only when used consciously.

It does not prescribe what must be done.
It shows what is happening.
And it makes the consequences of choices visible.

In an era where context evolves faster than any single mind, the real divide will not be between those who support or oppose AI, but between those who have understood the method and those who have not.

A manual for an augmented humanity. For those who intend to remain protagonists of their own thinking.