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giovedì 8 ottobre 2026

ARTICOLO: FARSA TERRE RARE

 Pubblicato ora l’articolo che mensilmente scrivo per il periodico TICINO MANAGEMENT e che tratta dell'attuale situazione mondiale delle Terre Rare, minerali tutt'altro che rari!

Versione pdf: Farsa Terre Rare


martedì 8 settembre 2026

SVIZZERA BATTERIA D'EUROPA

 Pubblicato il mio ultimo articolo sul mensile TICINO MANAGEMENT sulla Svizzera che con i suoi numerosi laghi e posizione continentale si appresta a diventare l'accumulatore di energia elettrica mediante invasi regolabili di acqua.

Per la versione pdf clicca qui






martedì 16 giugno 2026

E L’UMANA INTELLIGENZA?

Pubblicato il mio ultimo articolo sul mensile svizzero TICINO MANAGEMENT in cui intervengo sull’incredibile chiacchiericcio sull’intelligenza artificiale mentre non leggo alcun approfondimento su cosa sia l’intelligenza naturale.

Concludo l’articolo affermando come “Il vero compito non è chiedersi ogni mattina se l’IA salverà o distruggerà il mondo, il compito vero è studiarla, comprenderla, usarla bene, regolarla con competenza e inserirla dentro un progetto umano, culturale, scientifico ed economico degno di questo nome.

L’intelligenza artificiale, alla fine, ci obbliga a fare una domanda che non riguarda le macchine, ma riguarda noi: che cosa vogliamo fare della nostra intelligenza naturale?”

DOPO LE IMMAGINI TESTO ORIGINALE TRADUCIBILE


TESTO ORIGINALE TRADUCIBILE CLICCANDO LA LINGUA SCELTA A DESTRA

E L’UMANA INTELLIGENZA?

Di intelligenza artificiale molti parlano, ma in pochi ricordano e ancora meno riflettono. Rifuggendo ogni sensationalismo, si dovrebbe invece partire dal definire l'intelligenza naturale.

Da autore, imprenditore tecnologico e utilizzatore dell’intelligenza artificiale, seguo questo tema da diversi decenni ed osservo con sorpresa il modo in cui oggi il dibattito pubblico sull’IA veng spesso presentato come se fosse nato improvvisamente con ChatGPT

Si ripetono domande apparentemente nuove: l’IA supererà l’uomo, distruggerà il lavoro, ha una coscienza, deve essere regolata, ecc. ecc. Sono domande legittime, ma molte di esse sono discusse da decenni.

L’espressione “artificial intelligence” nasce formalmente nel 1956 al Dartmouth College, quando un gruppo di scienziati si riunì per discutere la possibilità che molti aspetti dell’intelligenza potessero essere descritti con precisione sufficiente da essere simulati da una macchina. Tra i protagonisti vi furono nomi famosi nell’informatica come John McCarthy, Marvin Minsky, Nathaniel Rochester, Claude Shannon, Allen Newell, Herbert Simon e Arthur Samuel.

Rileggendo quei documenti colpisce l’audacia delle previsioni che prevedevano come in pochi decenni i computer avrebbero potuto raggiungere, e forse superare, molte capacità dell’intelligenza umana. Allora si parlava di macchine enormi, primitive ed a valvole, infinitamente meno potenti di uno smartphone di oggi, eppure già allora si discuteva di apprendimento, linguaggio, ragionamento, gioco, traduzione automatica e simulazione del pensiero.

Sono passati quasi settant’anni, i computer sono diventati miliardi di volte più potenti e nonostante oggi si disponga di reti neurali, cloud computing, GPU, supercomputer, big data e sistemi generativi, ma una cosa fondamentale non è ancora accaduta: non abbiamo chiarito davvero che cosa sia l’intelligenza umana.

Si parla di IA “più intelligente dell’uomo”, ma raramente si definisce cosa si intenda per intelligenza. Se parliamo di calcolo, memoria o riconoscimento statistico, le macchine hanno già superato da tempo l’uomo in molti campi. Ma l’intelligenza umana è solo questo? Oppure include coscienza, intenzionalità, giudizio morale, esperienza vissuta, libero arbitrio, creatività autentica e capacità di dare senso al mondo?

Si discute su domande come fossero nuove senza sapere che sono già state poste molte volte nel passato. Nel 2006, cinquant’anni dopo Dartmouth, la conferenza “AI@50, The Dartmouth Artificial Intelligence Conference: The Next Fifty Years” rifletteva proprio sui problemi aperti dell’IA: come apprendimento, linguaggio, coscienza, autonomia, limiti dei modelli, rapporto tra simboli e dati, relazione tra intelligenza artificiale e intelligenza umana. Oggi molti politici, commentatori e manager trattano questi argomenti come fossero nuovi, mentre dovrebbero sapere che il progresso tecnologico non deve cancellare la memoria storica ma, caso mai, renderla più attuale aggiornandola, non reinventandosi la storia stessa.

Incredibile è poi la richiesta di una regolazione alcuni vedono come un freno all’innovazione, mentre altri invocano divieti generici e panico morale. Entrambe le posizioni sono semplicemente ingenue. Ogni tecnologia importante viene regolata: aerei, farmaci, automobili, banche, telecomunicazioni, dispositivi medici, perché mai l’intelligenza artificiale dovrebbe fare eccezione? Regolare però, non significa bloccare, ma stabilire responsabilità, trasparenza, sicurezza, limiti d’uso e tutela dei cittadini. In poche parole il problema non è se regolare l’IA, ma come regolarla senza ignoranza tecnica.

Attualmente e spesso si tratta l’IA come una creatura autonoma affermando “l’IA decide”, “l’IA vuole”, “l’IA ci sostituirà”. Ma l’intelligenza artificiale è costruita da uomini, addestrata su dati prodotti da uomini, gestita da aziende, finanziata da capitali, usata da governi e inserita in mercati. Quando un algoritmo discrimina o produce disinformazione, dietro ci sono scelte progettuali, dati, obiettivi, piattaforme e responsabilità umane ed attribuirle alla macchina può diventare un modo comodo per assolvere gli uomini.

L’IA non va pensata come fosse una magia, i modelli generativi sono impressionanti, ma sotto la loro apparenza non c’è un oracolo, ma ci sono matematica, statistica, calcolo distribuito, dati, reti neurali, ottimizzazione e hardware specializzato. L’IA è una straordinaria evoluzione dell’informatica, non una manifestazione soprannaturale sorta per caso!

Temere l’IA oggi per quanto farà nel futuro è ridicolo, significa trascurare il presente perdendo tempo a parlare di superintelligenza, coscienza artificiale e macchine fuori controllo da fantascienza! È molto meglio discutere dei rischi oggi che sono quelli di sempre e che riguardano l’eccessiva concentrazione del potere tecnologico, della dipendenza dell’IA da poche piattaforme, dell’uso militare, della manipolazione dell’informazione, della sorveglianza, del plagio, dell’opacità decisionale e soprattutto della perdita di competenze e uso irresponsabile nella scuola, nella medicina, nella giustizia e nel lavoro.

Va ricordato che ogni rivoluzione tecnologica è immancabilmente anche culturale ed infatti l’IA ci obbliga a chiederci che cosa siano lavoro, creatività, conoscenza, autorevolezza ed educazione. Se una macchina può scrivere un testo plausibile, generare immagini o assistere un medico, dobbiamo ridefinire il valore del pensiero umano, della competenza e della responsabilità in un ambiente in cui l’IA opera e continuerà ad operare ineluttabilmente.

La discussione sull’intelligenza artificiale avrebbe dunque bisogno di meno sensazionalismo e di più memoria storica. Dal 1956 a oggi l’IA ha attraversato entusiasmi, fallimenti, rinascite, promesse, delusioni e successi reali. Non siamo davanti a un fulmine a ciel sereno, ma al naturale, potentissimo sviluppo dell’informatica, della matematica, dell’elettronica e della disponibilità globale di dati.

Proprio perché l’IA è importante, dobbiamo parlarne seriamente: non come moda, minaccia mitologica, bacchetta magica o giocattolo commerciale, ma come tecnologia storica, potente, umana, imperfetta, regolabile e responsabilizzante.

Il vero compito non è chiedersi ogni mattina se l’IA salverà o distruggerà il mondo, il compito vero è studiarla, comprenderla, usarla bene, regolarla con competenza e inserirla dentro un progetto umano, culturale, scientifico ed economico degno di questo nome.

L’intelligenza artificiale, alla fine, ci obbliga a fare una domanda che non riguarda le macchine, ma riguarda noi: che cosa vogliamo fare della nostra intelligenza naturale?

domenica 17 maggio 2026

ARTICOLI PUBBLICATI DALL'AUTORE DEL BLOG

LIBRI DI RACCOLTA DI MIEI ARTICOLI (cliccare immagini)


sabato 4 aprile 2026

HORMUZ, MIO ULTIMO ARTICOLO SU TICINO MANAGEMENT.

 Articolo molto attuale. Concludevo l’articolo così “In conclusione, Hormuz non è solo un punto sulla carta geografica. È uno specchio della fragilità energetica del mondo contemporaneo. Chi osserva i numeri sa che le economie moderne restano ancora legate in misura decisiva ai combustibili fossili e alle infrastrutture che li trasportano. Ignorarlo significa non capire né la geopolitica né l’energia. E senza capire l’energia, oggi, è impossibile comprendere davvero il mondo. (Articolo consegnato all’editore il 20 marzo 2026)

 PER LA VERSIONE PDF: Rubinetto Hormuz 

 





lunedì 9 marzo 2026

MIEI RECENTI ARTICOLI

EIDOSS SWISSE MEDIA, l'editore del mensile svizzero TICINO MANAGEMENT, aggiorna on line la lista dei miei articoli apparsi sul suo giornale che i lettori possono leggere gratuitamente cliccando qui: Articoli di Ettore Accenti: Ettore Accenti - Eidos Swiss Media



venerdì 9 gennaio 2026

LABTECH, LIBRI PER STUDIOSI DI TECNOLOGIA


LABTECH DI ETTORE ACCENTI, UNA SERIE DI LIBRI CHE NON POSSONO MANCARE NELLA BIBLIOTECA DEGLI STUDIOSI. Una fantastica ed autorevole serie di volumi di grande formato cartaceo, brossura e copertina rigida oltre al formato eBook destinati a studiosi di tecnologia e scienza contenenti ciascuno una completa descrizione professionale di argomenti di estrema attualità, spesso non riportati nella documentazione ufficiale.

Vol 1. SEMICONDUTTORI. 300 pagine: dal transistor al microprocessor all’intelligenza artificiale nella storia.

Vol. 1 SEMICONDUTTORI Versione compatta. E' la versione SEMICONDUTTORI, disponibile in formato ebook e cartaceo della sola prima parte discorsiva.

Offre una panoramica completa della parte discorsiva del volume principale

Vol. 2. TECNOLOGIA GRAFFITI. 175 pagine. Completa carrellata dove tutto iniziò: nascita del transistor e suoi primi impieghi, primi esperimenti dell’autore, articoli del periodo iniziale della tecnologia, autocostruzioni e molto altro.

Vol. 3. TECNOLOGIA OGGI. 175 pagine. Cento articoli pubblicati di recente dall’autore. Analisi strutturata e rigorosa dei principali ambiti dell’innovazione: Informatica avanzata, IA, cybersecurity, sistemi digitali, automazione e impatto tecnologico e molto altro. 

Vol. 4. SILICON VALLEY: prima durante e dopo. Non è vero che la Silicon Valley sia nata nella Silicon Valley è un racconto lucido, appassionato e profondamente umano sulla nascita del mondo tecnologico contemporaneo, visto dall’interno da uno dei suoi testimoni diretti. nascita di aziende leggendarie e il ruolo decisivo di personaggi come William Shockley, Robert Noyce, Gordon Moore, Federico Faggin, Steve Jobs e molti altri

Vol. 5 INTELLIGENZA ARTIFICIALE: Per il Lavoro, l'Impresa e la Scuola. Guida con esempi di domande per professionisti, tecnici, manager, docenti, studenti, creativi, imprese. agricoltori e ambiti famigliari.

   

             





















domenica 21 dicembre 2025

IL PUNTO SULL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Nel mio articolo pubblicato questo mese sul mensile svizzero TICINO MANAGEMENT riassumo la situazione attuale per l’utilizzo di uno strumento ormai alla portata di tutti e meno rivoluzionario di quanto si pensi.

Per la versione pdf cliccare qui

SEMICONDUTTORI: DAL TRANSISTOR AL MICROPROCESSOR ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NELLA STORIA. https://amzn.eu/d/8mOtEFr




mercoledì 17 dicembre 2025

AUTO ELETTRICA, UNA CHIMERA?

Cinque anni fa pubblicai un breve articolo per dimostrare le assurdità che sentivo sullo sviluppo dell’auto elettrica nell’Unione Europea. Limitandomi al caso italiano su quanta energia elettrica sarebbe stato necessario produrre per trasformare tutto il trasporto in elettrico mi risultava, con un semplice calcolo, necessario aumentare di un fattore dieci il numero delle centrali. La cosa sarebbe stato chiaramente impossibile allora ed anche nel lontano futuro. Ma perché il mondo non fa “di conto” prima di prendere posizione su argomenti essenzialmente tecnici invece di abbracciare subito ideologie di parte?

Per la versione pdf dell’articolo: https://drive.google.com/file/d/1TIrbYvx2FclZwteLgfGlNihdjANzrvfk/view?usp=drive_link



 

mercoledì 26 novembre 2025

La storia di un pioniere Italiano: Da zero a 120 miliardi in 3 anni

Miei libri che trattano l'argomento:

La mia storia con Intel

La mia incredibile avventura con Amstrad

Con Olivetti e Intel 20 anni

La storia di un pioniere Italiano: Da zero a 120 miliardi in 3 anni

Carlo Denza : 25 Novembre 2025

Con fotografie esclusive e documenti inediti: la straordinaria storia dell’ingegnere italiano che collaborò con Gordon Moore e Alan Sugar, portando Intel nel Belpaese e costruendo il primo impero tech con Amstrad.

1987. Milano. Un imprenditore riceve una telefonata da Londra: creare una filiale italiana da zero in tre mesi. Con agosto di mezzo, restavano solo due mesi effettivi. Impossibile.

Dicembre 1987: 20 miliardi di lire di fatturato. 1989: 120 miliardi. 2.000 punti vendita costruiti da zero. Da 15 a 60 dipendenti.

Questa è la storia di Ettore Accenti, primo rappresentante Intel in Europa, l’uomo che portò i personal computer nelle case italiane collaborando con giganti come Gordon Moore, il padre della celebre Legge, Robert Noyce, Mike Markkula, Steve Jobs, Alan Sugar e Microsoft. Una masterclass di strategia tech ante litteram.

1969: Come diventare partner Intel scrivendo una lettera

Agosto 1969. In un ufficio milanese nei pressi del Duomo, Accenti sfogliava riviste specializzate americane cercando nuovi prodotti da aggiungere al catalogo di Eledra 3S, azienda fondata tre anni prima mentre era ancora studente al Politecnico. Tra le pagine, un trafiletto catturò la sua attenzione: la nascita di Intel Corp. (Integrated Electronics) a Mountain View, California.

I prodotti Intel erano interessanti, ma i nomi dei fondatori erano il vero punto di forza: Gordon Moore e Robert Noyce. I due erano già leggende viventi nel mondo dei semiconduttori, usciti dalla Shockley Semiconductor Laboratory per fondare Fairchild Semiconductor. Per Accenti, quei nomi significavano molto.

La decisione fu immediata. Insieme alla dottoressa Eva, Insieme alla dottoressa Eva, collaboratrice e futura signora Accenti, scrisse una lettera d’interesse a Intel. Nel frattempo, studiò a fondo i chip che l’azienda californiana commercializzava: la memoria bipolare i3101 (RAM statica a 64 bit). Trascorsero mesi senza risposta. Poi, una telefonata inaspettata.

Immagine che contiene vestiti, persona, interno, arredo

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Jens Paulsen, responsabile europeo di Intel, gli propose un incontro a Milano. Accenti si presentò con una cartellina di appunti su ogni chip Intel: Paulsen rimase colpito da quella meticolosa preparazione. L’esito? Una collaborazione di prova di tre mesi che fece di Accenti il primo rappresentante Intel in Europa.

Nonostante Intel in quel periodo commercializzasse solo due chip di memoria RAM statica (SRAM), la i3101 e la i1101, già dal 1969 aziende come IME, Olivetti e Siemens iniziarono a farne richiesta. Nel giro di vent’anni, Eledra 3S divenne la maggiore azienda italiana distributrice di elettronica.

 1987: Costruire un’azienda tech in 90 giorni

Concluso il ciclo di vita di Eledra 3S con la separazione da Olivetti, nel 1987 Accenti ricevette la chiamata di Alan Sugar, imprenditore britannico e fondatore di Amstrad. La sfida: creare la filiale italiana in tre mesi. Con agosto inutilizzabile, restavano due mesi effettivi per costruire: uffici, magazzino, sistema informativo, dipendenti, rete di vendita.

 27 maggio 1987. Accenti volò a Brentwood e incontrò Malcolm Miller, Jim Rice e Ken Ashcroft. Quando gli chiesero quando avviare l’attività, rispose: “Il primo settembre”. Le due mostre cruciali, il SIM (fiera di musica ed elettronica di Milano) il 3 settembre e lo SMAU il 16 settembre, erano alle porte: sarebbero state il trampolino di lancio ideale. Un sorriso sardonico sui volti dei manager inglesi tradiva la loro incredulità.

 Ma Accenti non ragionava come gli altri. Per l’ufficio, scartò i convenzionali 400 m2 vicino Linate e scelse 2.000 m2 in via Riccione: con un costo inferiore del 30% e spazio per crescere. Per la logistica, convertì i Magazzini Cariplo a Pavia, originariamente usati per formaggi e latte, in depositi per computer.

 Ma la vera partita si giocava sulla rete di vendita. Rifiutato da Expert, Accenti ebbe un’intuizione: si rivolse alla rete Singer, 500 punti vendita sparsi in tutta Italia che fino a quel momento vendevano macchine da cucire. L’accordo fu rivoluzionario: campionature in conto deposito, pagamento sul venduto, pubblicità a pagina intera sui quotidiani con i loro indirizzi.

 

Il giorno dopo presentò l’intera gamma alla convention a Villa Serbelloni di Bellagio. La dottoressa Eva ricorda ancora l’espressione scettica dei rivenditori Singer quando videro i primi PC: “Questi aggeggi non li venderemo mai“, sussurrò uno di loro. Il bilancio fu sorprendente: tra settembre e dicembre 1987, Amstrad Italia fatturò 20 miliardi di lire. L’impossibile era diventato possibile.

 Pubblicità a costo zero e alleanze strategiche

3 settembre 1987. Inaugurazione del SIM di Milano. Tra i giornalisti, un giovane Marco Travaglio de Il Giornale. Il giorno dopo, il Corriere della Sera titolò: “È arrivato in Italia l’Aiazzone dei computer“. Quel titolo valse più di qualsiasi campagna pubblicitaria.

 Per stampa e TV, Accenti stipulò un contratto con Alberto Vitali, autore della campagna Commodore 64 del 1984-85. Vitali gli rivelò la formula: “Massimo numero di uscite al minimo costo“. Niente pianificazione rigida, pubblicità ogni giorno a chi offriva le condizioni migliori. I media in competizione tra loro.

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Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

I numeri parlarono chiaro. Nel 1988 Nielsen, istituto leader nelle ricerche di mercato, incoronò l’azienda britannica prima nel settore con una spesa a listino di 15,208 miliardi (IBM seconda con 9,555 miliardi, Olivetti terza con 9,165). La spesa reale? Un quinto. Moltiplicatore dell’effetto: da due a tre volte la concorrenza.

 Per l’assistenza tecnica, Accenti scommise su Filippo Bua, gestore di centri d’assistenza per elettrodomestici senza esperienza in computer. L’argomento vincente: “Riparare un PC è più facile di un televisore. Programmi di diagnostica, sostituzione di schede“. Bua accettò e trasformò la sua organizzazione in PE92, leader italiano dell’assistenza informatica.

 Per l’editoria specializzata, Accenti coinvolse Jacopo Castelfranchi. Sbloccò un vecchio contratto GBC ricomprando l’invenduto, trasformando Castelfranchi in alleato strategico. Con la casa editrice JCE, lanciò Amstrad Magazine: oltre 20.000 copie in edicola, numeri che molte riviste tecniche potevano solo sognare.

L’alleanza con Microsoft-Excel che sconfisse Lotus 1-2-3

Fine anni ’80. Arrivò la collaborazione più strategica: quella con Microsoft. Amstrad stava per lanciare i nuovi PC con processori Intel 286 e 386. L’intuizione di Accenti fu semplice ma efficace: immetterli sul mercato in bundle con Microsoft Excel 3, in uscita da lì a poco. Il software era già ultimato e si attendeva solo il completamento della documentazione ufficiale per il lancio.

Chiese l’esclusiva per alcuni mesi, ma la risposta di Microsoft Italia fu un secco “impossibile”. Accenti non si arrese e rilanciò con un’alternativa: nessuna esclusiva, ma una fornitura così massiccia da permettere una campagna pubblicitaria congiunta Microsoft-Amstrad. L’esito? La filiale italiana divenne la prima al mondo a superare, con Excel, lo storico Lotus 1-2-3, il foglio di calcolo dominante degli anni 80.

 Il successo con Excel aprì la strada ad altre partnership: ESA Software e TC Sistema. I rivenditori Advanced chiedevano software gestionale e soluzioni complete.

 20 gennaio 1990. Dal Maurizio Costanzo Show, il palcoscenico televisivo più popolare d’Italia. Costanzo, scherzando, propose di chiamare un computer Ignazio. Accenti non perse un secondo: “Vuol vedere che lancio davvero un computer Ignazio con Amstrad?” Il pubblico applaudì. Il marchio era ormai un fenomeno di massa.

 I numeri erano inequivocabili: da 20 miliardi nei quattro mesi finali del 1987, a 90 miliardi nel 1988, fino a 120 miliardi nel 1989. In tre anni, Accenti creò un mercato da zero a 112 miliardi di lire, con un fatturato complessivo di oltre 220 miliardi. Da 15 a oltre 60 dipendenti. Da zero a oltre 2.000 punti vendita. Un’ascesa senza precedenti.

Ing. Ettore Accenti al Maurizio Costanzo Show (Foto: Archivio personale)

Quando il successo diventa una trappola

Agosto 1990. Amstrad iniziò a cambiare le politiche che avevano creato il successo italiano: pubblicità delegata ad agenzie europee centralizzate, piani di vendita stravolti, sconti imposti dall’alto.

Accenti reagì. Dedicò un’intera settimana di agosto a preparare un rapporto di 10 pagine per Alan Sugar. La risposta di Sugar: “Nel tuo rapporto c’è del buon senso“. Dopo una Convention a Roma all’Hotel Villa Pamphili con rivenditori e lo stesso Sugar, tutto sembrò risolto. Ma le richieste assurde ripresero.

Accenti convocò un CDA straordinario a Brentwood per il 21 settembre. Una mossa audace: mai una filiale aveva convocato un CDA presso la casa madre. Il piano venne approvato. Ma dopo pochi giorni, le pressioni ricominciarono.

Accenti mandò un fax duro a Sugar. Il fondatore di Amstrad volò a Milano nell’ufficio di via Riccione. Il confronto fu diretto. Sugar disse di dover scegliere tra Accenti e i suoi dirigenti inglesi. Accenti comprese: le sue battaglie erano state interpretate come volontà di scalzare qualcuno.

La sua risposta: “Nessuna scelta necessaria. Rassegno le dimissioni“. Firmarono un accordo su un pezzo di carta. Ottobre 1990. Accenti uscì dall’ufficio con una sensazione strana: sollievo misto a incredulità. Tre anni intensi conclusi in dieci minuti.

Come Amstrad Italia crollò in 60 giorni

Il declino fu rapido. Chi successe ad Accenti non aveva esperienza manageriale. Spezzarono il meccanismo virtuoso: delegarono la pubblicità, concessero sconti per quantità, allungarono i pagamenti. I rivenditori persero fiducia. Il fatturato crollò. I problemi di credito esplosero.

L’11 dicembre 1990, Amstrad Plc pubblicò un comunicato: “Amstrad Plc ringrazia l’ingegnere Ettore Accenti per aver portato il fatturato di Amstrad Spa da zero a 112 miliardi di Lire.”

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Da Amstrad a Memorex-Telex

Mentre Amstrad affondava, Accenti ricevette una chiamata da Memorex-Telex: 2 miliardi di dollari di fatturato, 10.000 dipendenti, concorrente principale IBM.

Dicembre 1990, Parigi. Pranzo con Jean Claude Zanolli, vicepresidente esecutivo. La domanda: “Che ne pensi?” Accenti: “Servono due giorni per parlarne con Eva“. Zanolli: “Due giorni sono troppi, dimmi sì o no prima di finire il caffè“. Negoziarono la sede: Lugano. A due passi da Milano.

Da gennaio 1991, Accenti divenne responsabile per Europa, Sud America, Medio Oriente, Africa, area Pacifico. 18 gennaio 1991, tre giorni dopo l’inizio: scoppiò la prima guerra in Iraq. Tutti i manager americani furono invitati a non volare. Accenti decollò per il Venezuela il 20 gennaio. Un’avventura internazionale che sarebbe durata tre anni.

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Ettore Accenti oggi

Oggi, a oltre vent’anni dal pensionamento a Lugano, Accenti continua a costruire futuro: il 30 ottobre 2025 ha inaugurato la Silicon Valley Library presso la SUPSI, Startup Garage, donando libri e documenti originali per ispirare le nuove generazioni di imprenditori.

Quando gli chiediamo se oggi sarebbe possibile replicare un’operazione come quella di Amstrad, Accenti riflette con lucidità: “La risposta è no, non con le stesse modalità. I tempi cambiano, i prodotti cambiano, gli strumenti devono essere completamente diversi. Ma operazioni di marketing massicce e penetranti sono ancora possibili. Apple ha venduto oltre un miliardo di iPhone in tutto il mondo a prezzi altissimi“.

La storia di Accenti dimostra che il successo nel tech non richiede capitali illimitati o tecnologie rivoluzionarie. Richiede preparazione ossessiva, pensiero laterale, execution veloce e partnership strategiche. Nel 2025, gli strumenti sono diversi, ma i principi restano gli stessi: da zero a 120 miliardi in tre anni non è magia. È strategia.

Una storia italiana di visione, coraggio e capacità di reinventarsi continuamente.

Si ringrazia l’Ing. Ettore Accenti per aver aperto i propri archivi all’autore Carlo Denza e alla redazione di RedHotCyber, condividendo memorie storiche, documenti e immagini esclusive della Silicon Valley Library.

 

martedì 18 novembre 2025

DARE VISTA AI CIECHI

 DALL’OSCURITA’ ALLA LUCE

Mio ultimo articolo che illustra come stia procedendo con grande velocità la tecnologia delle protesi visive e le interfacce neurali per dare la vista ai ciechi ed agli ipovedenti.

Panoramica delle principali protesi visive e interfacce neurali attualmente in sviluppo o sperimentazione da parte di entità specializzate qui classificate in base al grado di invasività, tipo di stimolazione neurale (corticale, retinica o sensoriale), output percepito dal paziente e relative indicazioni cliniche e molto altro.

Articolo pdf








sabato 13 settembre 2025

SARA' POSSIBILE VIVERE OLTRE I 125 ANNI

VIVREMO OLTRE I 125 ANNI

Pubblicato ora sul mensile svizzero Ticino Management un mio articolo dove spiego che fra qualche anno la congiunzione tra computer quantistici ed intelligenza artificiale consentirà alla medicina di fornirci sorprese da fantascienza per quanto riguarda la nostra salute.

Articolo pdf: Medicina Quantistica




sabato 5 luglio 2025

Ettore Accenti, intervista, 25 febbraio 2025

 Per sapere tutto su chip, microchip e semiconduttori cliccare qui.

L’ingegnere italiano che portò l’Italia nel futuro: dai microprocessori Eledra 3S all’era Intel

 Giornalista Carlo Denza: Lugano, 25 febbraio 2025

 

Ingegnere Ettore Accenti al CERN

SEMICONDUTTORI: DAL TRANSISTOR AL MICROPROCESSOR ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NELLA STORIA. https://amzn.eu/d/8mOtEFr

Un’intervista esclusiva a Ettore Accenti. Pioniere dei pionieri della rivoluzione tecnologica in Italia. Ingegnere e imprenditore, ha segnato la storia dell’informatica italiana. Fondatore di Eledra 3S negli anni ’60, ha portato i microprocessori Intel in Italia negli anni ’70 e reso accessibili i computer Amstrad negli anni ’80, collaborando con aziende leader del settore.

Ettore Accenti, ingegnere e imprenditore, ha segnato la storia dell’informatica italiana. Fondatore di Eledra 3S negli anni ’60, ha portato i microprocessori Intel in Italia negli anni ’70 e reso accessibili i computer Amstrad negli anni ’80, collaborando con aziende leader del settore.

Ho incontrato Ettore Accenti, ingegnere e fondatore di Amstrad Italia, in un grigio pomeriggio di febbraio. La nostra chiacchierata si è subito trasformata in un viaggio storico: un racconto che inizia a Milano, alla fine degli anni Sessanta, attraversa gli Ottanta e arriva ai giorni nostri, testimoniando in prima persona gli eventi che hanno forgiato la Silicon Valley.

La nascita dell’industria elettronica, lo sviluppo tecnologico e le storie di visionari che trasformarono la Valle di Santa Clara nel Sancta Sanctorum della tecnologia. Decisioni rivoluzionarie – come quella di Intel di abbandonare le memorie per concentrarsi sui microprocessori – vennero prese nelle stanze “segrete” dei colossi del settore, plasmando il futuro digitale. Scienziati, inventori e trilioni di dollari hanno catapultato il mondo nella rivoluzione informatica, partendo da una terra un tempo dominata da frutteti. In sole due ore di intervista, Accenti mi ha trasportato, con il pathos del suo racconto, in quegli ambienti, facendomi scoprire storie e persone che altrimenti sarebbero rimaste nell’ombra.

L’ingegnere Accenti incarna le qualità esemplari degli italiani: l’intraprendenza milanese, l’anarchia creativa napoletana, la tenacia dei meridionali e l’ingegno di una consorte siciliana. Questo mix spiega i suoi successi, nonostante un contesto spesso poco favorevole. Ma come ebbe inizio questa avventura? Scopriamolo insieme.

Nato a Milano in una famiglia di ingegneri, coltivò fin da piccolo una passione viscerale per la tecnologia, accompagnata dall’amore per la fotografia. Dopo il liceo, all’Istituto Zaccaria, si iscrisse al Politecnico di Milano. La scintilla definitiva si accese durante le scuole medie, quando, leggendo un libricino divulgativo, scoprì le onde hertziane e realizzò il suo primo ricevitore radio.

Negli anni in cui, all’Università di Berkeley, prendeva forma il movimento del Sessantotto – che in Italia culminò con l’autunno caldo – Accenti, a Milano, saldava transistor, replicando in piccolo la rivoluzione tecnologica d’oltreoceano. Collaborando con una rivista di elettronica, si immerse nello studio dei semiconduttori, i materiali alla base dei transistor che di lì a poco avrebbero sostituito le ingombranti valvole termoioniche. Fu così che ebbe inizio la sua missione: trasformare l’Italia da spettatrice a protagonista dell’era dei microchip.

Per colmare le lacune dell’editoria hobbistica, utilizzò le “replay card” – cartoline prestampate per richiedere dati tecnici alle aziende. Grazie a questo sistema, ottenne manuali e componenti da aziende come Philips e SGS, realizzando progetti pionieristici. Ma il salto definitivo arrivò con Intel.

Carlo: Ingegnere, come iniziò la collaborazione con Intel?

Accenti: Nell’agosto del 1969, leggendo la rivista “Electronics“, scoprii la neonata Intel, fondata da Robert Noyce e Gordon Moore a Mountain View. Da amministratore di Eledra 3S, inviai una lettera – scritta dalla mia segretaria, futura moglie e studentessa alla Bocconi – per propormi come loro rappresentante in Italia.

venerdì 4 luglio 2025

ENERGIE MISTERI - SOLARE + FOTOVOLTAICO Vs ENERGIA PRIMARIA

 

MI FARO’ QUALCHE NEMICO IN PIU’ CON QUESTO MIO ARTICOLO

Energia e misteri, questo l’articolo pubblicato ora sul mensile svizzero Ticino Management con cui collaboro da molti anni. Riporto i numeri spietati sull’energia che dimostrano come solare ed eolico ben poco possono fare per risolvere il problema dell’umanità.

Oggi contribuiscono per il 2,5% dei nostri consumi energetici totali e dal 2019 ad oggi su un incremento idei consumi totali del mondo pari a 12.000 Terawattora hanno contribuito con un incremento pari a 2.300 TWh … ce ne vuole di strada perché queste energie raggiungano anche solo a coprire gli incrementi futuri dei consumi di questa ingorda umanità!

Per la versione pdf: https://bit.ly/4l73cqU