Pubblicato ora l’articolo che mensilmente scrivo per il periodico TICINO MANAGEMENT e che tratta dell'attuale situazione mondiale delle Terre Rare, minerali tutt'altro che rari!
Versione pdf: Farsa Terre Rare
Pubblicato ora l’articolo che mensilmente scrivo per il periodico TICINO MANAGEMENT e che tratta dell'attuale situazione mondiale delle Terre Rare, minerali tutt'altro che rari!
Versione pdf: Farsa Terre Rare
Pubblicato il mio ultimo articolo sul mensile TICINO MANAGEMENT sulla Svizzera che con i suoi numerosi laghi e posizione continentale si appresta a diventare l'accumulatore di energia elettrica mediante invasi regolabili di acqua.
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Pubblicato il mio ultimo articolo sul mensile svizzero TICINO MANAGEMENT in cui intervengo sull’incredibile chiacchiericcio sull’intelligenza artificiale mentre non leggo alcun approfondimento su cosa sia l’intelligenza naturale.
Concludo l’articolo
affermando come “Il vero compito non è chiedersi ogni mattina se l’IA salverà o
distruggerà il mondo, il compito vero è studiarla, comprenderla, usarla bene,
regolarla con competenza e inserirla dentro un progetto umano, culturale,
scientifico ed economico degno di questo nome.
L’intelligenza
artificiale, alla fine, ci obbliga a fare una domanda che non riguarda le
macchine, ma riguarda noi: che cosa vogliamo fare della nostra intelligenza
naturale?”
DOPO LE IMMAGINI TESTO ORIGINALE TRADUCIBILE
TESTO ORIGINALE TRADUCIBILE CLICCANDO LA LINGUA SCELTA A DESTRA
E L’UMANA
INTELLIGENZA?
Di intelligenza artificiale molti parlano, ma in pochi ricordano e ancora meno riflettono. Rifuggendo ogni sensationalismo, si dovrebbe invece partire dal definire l'intelligenza naturale.
Da autore,
imprenditore tecnologico e utilizzatore dell’intelligenza artificiale, seguo
questo tema da diversi decenni ed osservo con sorpresa il modo in cui oggi il
dibattito pubblico sull’IA veng spesso presentato come se fosse nato
improvvisamente con ChatGPT
Si ripetono domande
apparentemente nuove: l’IA supererà l’uomo, distruggerà il lavoro, ha una
coscienza, deve essere regolata, ecc. ecc. Sono domande legittime, ma molte di
esse sono discusse da decenni.
L’espressione “artificial
intelligence” nasce formalmente nel 1956 al Dartmouth College, quando un
gruppo di scienziati si riunì per discutere la possibilità che molti aspetti
dell’intelligenza potessero essere descritti con precisione sufficiente da
essere simulati da una macchina. Tra i protagonisti vi furono nomi famosi
nell’informatica come John McCarthy, Marvin Minsky, Nathaniel Rochester, Claude
Shannon, Allen Newell, Herbert Simon e Arthur Samuel.
Rileggendo quei
documenti colpisce l’audacia delle previsioni che prevedevano come in pochi
decenni i computer avrebbero potuto raggiungere, e forse superare, molte
capacità dell’intelligenza umana. Allora si parlava di macchine enormi,
primitive ed a valvole, infinitamente meno potenti di uno smartphone di oggi, eppure
già allora si discuteva di apprendimento, linguaggio, ragionamento, gioco,
traduzione automatica e simulazione del pensiero.
Sono passati quasi
settant’anni, i computer sono diventati miliardi di volte più potenti e
nonostante oggi si disponga di reti neurali, cloud computing, GPU,
supercomputer, big data e sistemi generativi, ma una cosa fondamentale non è
ancora accaduta: non abbiamo chiarito davvero che cosa sia l’intelligenza
umana.
Si parla di IA “più
intelligente dell’uomo”, ma raramente si definisce cosa si intenda per
intelligenza. Se parliamo di calcolo, memoria o riconoscimento statistico, le
macchine hanno già superato da tempo l’uomo in molti campi. Ma l’intelligenza
umana è solo questo? Oppure include coscienza, intenzionalità, giudizio morale,
esperienza vissuta, libero arbitrio, creatività autentica e capacità di dare
senso al mondo?
Si discute su domande come
fossero nuove senza sapere che sono già state poste molte volte nel passato.
Nel 2006, cinquant’anni dopo Dartmouth, la conferenza “AI@50, The Dartmouth
Artificial Intelligence Conference: The Next Fifty Years” rifletteva
proprio sui problemi aperti dell’IA: come apprendimento, linguaggio, coscienza,
autonomia, limiti dei modelli, rapporto tra simboli e dati, relazione tra
intelligenza artificiale e intelligenza umana. Oggi molti politici,
commentatori e manager trattano questi argomenti come fossero nuovi, mentre
dovrebbero sapere che il progresso tecnologico non deve cancellare la memoria
storica ma, caso mai, renderla più attuale aggiornandola, non reinventandosi la
storia stessa.
Incredibile è poi la
richiesta di una regolazione alcuni vedono come un freno all’innovazione,
mentre altri invocano divieti generici e panico morale. Entrambe le posizioni
sono semplicemente ingenue. Ogni tecnologia importante viene regolata: aerei,
farmaci, automobili, banche, telecomunicazioni, dispositivi medici, perché mai
l’intelligenza artificiale dovrebbe fare eccezione? Regolare però, non
significa bloccare, ma stabilire responsabilità, trasparenza, sicurezza, limiti
d’uso e tutela dei cittadini. In poche parole il problema non è se regolare
l’IA, ma come regolarla senza ignoranza tecnica.
Attualmente e spesso
si tratta l’IA come una creatura autonoma affermando “l’IA decide”, “l’IA
vuole”, “l’IA ci sostituirà”. Ma l’intelligenza artificiale è costruita da
uomini, addestrata su dati prodotti da uomini, gestita da aziende, finanziata
da capitali, usata da governi e inserita in mercati. Quando un algoritmo
discrimina o produce disinformazione, dietro ci sono scelte progettuali, dati,
obiettivi, piattaforme e responsabilità umane ed attribuirle alla macchina può
diventare un modo comodo per assolvere gli uomini.
L’IA non va pensata
come fosse una magia, i modelli generativi sono impressionanti, ma sotto la
loro apparenza non c’è un oracolo, ma ci sono matematica, statistica, calcolo
distribuito, dati, reti neurali, ottimizzazione e hardware specializzato. L’IA
è una straordinaria evoluzione dell’informatica, non una manifestazione
soprannaturale sorta per caso!
Temere l’IA oggi per
quanto farà nel futuro è ridicolo, significa trascurare il presente perdendo
tempo a parlare di superintelligenza, coscienza artificiale e macchine fuori
controllo da fantascienza! È molto meglio discutere dei rischi oggi che sono
quelli di sempre e che riguardano l’eccessiva concentrazione del potere
tecnologico, della dipendenza dell’IA da poche piattaforme, dell’uso militare, della
manipolazione dell’informazione, della sorveglianza, del plagio, dell’opacità
decisionale e soprattutto della perdita di competenze e uso irresponsabile
nella scuola, nella medicina, nella giustizia e nel lavoro.
Va ricordato che ogni
rivoluzione tecnologica è immancabilmente anche culturale ed infatti l’IA ci
obbliga a chiederci che cosa siano lavoro, creatività, conoscenza,
autorevolezza ed educazione. Se una macchina può scrivere un testo plausibile,
generare immagini o assistere un medico, dobbiamo ridefinire il valore del
pensiero umano, della competenza e della responsabilità in un ambiente in cui
l’IA opera e continuerà ad operare ineluttabilmente.
La discussione
sull’intelligenza artificiale avrebbe dunque bisogno di meno sensazionalismo e
di più memoria storica. Dal 1956 a oggi l’IA ha attraversato entusiasmi,
fallimenti, rinascite, promesse, delusioni e successi reali. Non siamo davanti
a un fulmine a ciel sereno, ma al naturale, potentissimo sviluppo
dell’informatica, della matematica, dell’elettronica e della disponibilità
globale di dati.
Proprio perché l’IA è
importante, dobbiamo parlarne seriamente: non come moda, minaccia mitologica,
bacchetta magica o giocattolo commerciale, ma come tecnologia storica, potente,
umana, imperfetta, regolabile e responsabilizzante.
Il vero compito non è
chiedersi ogni mattina se l’IA salverà o distruggerà il mondo, il compito vero
è studiarla, comprenderla, usarla bene, regolarla con competenza e inserirla
dentro un progetto umano, culturale, scientifico ed economico degno di questo
nome.
L’intelligenza
artificiale, alla fine, ci obbliga a fare una domanda che non riguarda le
macchine, ma riguarda noi: che cosa vogliamo fare della nostra intelligenza
naturale?
LIBRI DI RACCOLTA DI MIEI ARTICOLI (cliccare immagini)
Periodico della Società Italiana Gallerie, Politecnico di Milano. Riconosciuto dal CNR
Ia Calcolo e Informazione Quantistiche (Mar 2025)
Piccole centrali atomiche portatili (SMR - Holos) (Mar 2024)
Cybersecurity: il ruolo dell'intelligenza
Intelligenza artificiale (Dic 2023)
Intelligenza Artificiale, TBM e Big Data Spaziali (Giu 2023)
Natrium, la più avanzata centrale nucleare sotterranea in costruzione (Dic 2022)
Energia: incredibile imprevidenza (Mar 2022)
Energia: un grande futuro ... se investiremo avvedutamente
Gyratron ... e il geotermico profondo salverà il mondo
Industria 4.0: e fu il caos
Calcolo quantistico Ora, a casa e gratis
AI per progettazione cantieristica
Intelligenza Artificiale e algoritmi di apprendimento
Entriamo nel mondo del Quantum Computing: ci servirà!
5G: la rete che l'industria tutta non deve sottovalutare
Memristors and super-intelligent engineers (english)
MixedReality: l'olografia si industrializza (4 pagine)
L'impennata dell'Intelligenza Artificiale
IoT, Intelligenza e sensorialità distribuite
AI and Digital Business Transformation (English)
Globalizzazione: Sudafrica, l’ultimo dei BRICS (12 pagine)
Engineering e Cognitive Lab (3 pacine)
AI: La più grande sfida di tutti i tempi (2 pagine)
Engineering and Artificial Intelligence: a bet into the future. (2 pagine - English)
Intelligenza Artificiale: ci siamo! (2 pagine)
Globalizzazione: Sudafrica (12 pagine)
Globalizzazione: La Russia, un grande Paese alla ricerca della sua nuova identità. (13 pagine)
Globalizzazione: Cina e India, grandi cambiamenti in tre anni. (14 pagine)
Globalizzazione: il Brasile, un oceano di opportunità. (18 pagine)
Globalizzazione: l’India, come affrontare questa nascente superpotenza. (13 pagine)
Globalizzazione:la Cina,come affrontare questa grande sconosciuta. (10 pagine)
Globalizzazione:come affrontarla. (6 pagine)
TICINO MANAGEMENT (dal 2015 ad oggi)
Articolo molto attuale. Concludevo l’articolo così “In conclusione, Hormuz non è solo un punto sulla carta geografica. È uno specchio della fragilità energetica del mondo contemporaneo. Chi osserva i numeri sa che le economie moderne restano ancora legate in misura decisiva ai combustibili fossili e alle infrastrutture che li trasportano. Ignorarlo significa non capire né la geopolitica né l’energia. E senza capire l’energia, oggi, è impossibile comprendere davvero il mondo. (Articolo consegnato all’editore il 20 marzo 2026)
PER LA VERSIONE PDF: Rubinetto Hormuz
EIDOSS SWISSE MEDIA, l'editore del mensile svizzero TICINO MANAGEMENT, aggiorna on line la lista dei miei articoli apparsi sul suo giornale che i lettori possono leggere gratuitamente cliccando qui: Articoli di Ettore Accenti: Ettore Accenti - Eidos Swiss Media
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POSSONO MANCARE NELLA BIBLIOTECA DEGLI STUDIOSI. Una fantastica ed
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destinati a studiosi di tecnologia e scienza contenenti ciascuno una completa
descrizione professionale di argomenti di estrema attualità, spesso non
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transistor al microprocessor all’intelligenza artificiale nella storia.
Vol. 1 SEMICONDUTTORI Versione compatta. E' la versione SEMICONDUTTORI, disponibile in formato ebook e cartaceo della sola prima parte discorsiva.
Offre una panoramica completa della parte discorsiva del volume principaleVol. 2. TECNOLOGIA GRAFFITI. 175 pagine. Completa
carrellata dove tutto iniziò: nascita del transistor e suoi primi impieghi,
primi esperimenti dell’autore, articoli del periodo iniziale della tecnologia, autocostruzioni
e molto altro.
Vol. 3. TECNOLOGIA OGGI. 175 pagine. Cento articoli
pubblicati di recente dall’autore. Analisi strutturata e rigorosa dei
principali ambiti dell’innovazione: Informatica avanzata, IA, cybersecurity,
sistemi digitali, automazione e impatto tecnologico e molto altro.
Vol. 4. SILICON VALLEY: prima durante e dopo. Non è vero che la Silicon Valley sia nata nella Silicon Valley è un racconto lucido, appassionato e profondamente umano sulla nascita del mondo tecnologico contemporaneo, visto dall’interno da uno dei suoi testimoni diretti. nascita di aziende leggendarie e il ruolo decisivo di personaggi come William Shockley, Robert Noyce, Gordon Moore, Federico Faggin, Steve Jobs e molti altri
Vol. 5 INTELLIGENZA ARTIFICIALE: Per il Lavoro, l'Impresa e la Scuola. Guida con esempi di domande per professionisti, tecnici, manager, docenti, studenti, creativi, imprese. agricoltori e ambiti famigliari.
Nel mio articolo pubblicato questo mese sul mensile svizzero TICINO MANAGEMENT riassumo la situazione attuale per l’utilizzo di uno strumento ormai alla portata di tutti e meno rivoluzionario di quanto si pensi.
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Cinque anni fa pubblicai un breve articolo per dimostrare le assurdità che sentivo sullo sviluppo dell’auto elettrica nell’Unione Europea. Limitandomi al caso italiano su quanta energia elettrica sarebbe stato necessario produrre per trasformare tutto il trasporto in elettrico mi risultava, con un semplice calcolo, necessario aumentare di un fattore dieci il numero delle centrali. La cosa sarebbe stato chiaramente impossibile allora ed anche nel lontano futuro. Ma perché il mondo non fa “di conto” prima di prendere posizione su argomenti essenzialmente tecnici invece di abbracciare subito ideologie di parte?
Per la versione pdf dell’articolo: https://drive.google.com/file/d/1TIrbYvx2FclZwteLgfGlNihdjANzrvfk/view?usp=drive_link
Miei libri che trattano l'argomento:
La mia incredibile avventura con Amstrad
La storia di un pioniere Italiano: Da zero a 120 miliardi in 3 anni
Carlo Denza : 25 Novembre 2025
Con fotografie esclusive e documenti inediti: la
straordinaria storia dell’ingegnere italiano che collaborò con Gordon Moore e
Alan Sugar, portando Intel nel Belpaese e costruendo il primo impero tech con
Amstrad.
1987. Milano. Un imprenditore riceve una telefonata da
Londra: creare una filiale italiana da zero in tre mesi. Con agosto di mezzo,
restavano solo due mesi effettivi. Impossibile.
Dicembre 1987: 20 miliardi di lire di fatturato. 1989: 120
miliardi. 2.000 punti vendita costruiti da zero. Da 15 a 60 dipendenti.
Questa è la storia di Ettore Accenti, primo rappresentante
Intel in Europa, l’uomo che portò i personal computer nelle case italiane
collaborando con giganti come Gordon Moore, il padre della celebre Legge,
Robert Noyce, Mike Markkula, Steve Jobs, Alan Sugar e Microsoft. Una
masterclass di strategia tech ante litteram.
1969: Come diventare partner Intel scrivendo una lettera
Agosto 1969. In un ufficio milanese nei pressi del Duomo,
Accenti sfogliava riviste specializzate americane cercando nuovi prodotti da
aggiungere al catalogo di Eledra 3S, azienda fondata tre anni prima mentre era
ancora studente al Politecnico. Tra le pagine, un trafiletto catturò la sua
attenzione: la nascita di Intel Corp. (Integrated Electronics) a Mountain View,
California.
I prodotti Intel erano interessanti, ma i nomi dei fondatori
erano il vero punto di forza: Gordon Moore e Robert Noyce. I due erano già
leggende viventi nel mondo dei semiconduttori, usciti dalla Shockley
Semiconductor Laboratory per fondare Fairchild Semiconductor. Per Accenti, quei
nomi significavano molto.
La decisione fu immediata. Insieme alla dottoressa Eva,
Insieme alla dottoressa Eva, collaboratrice e futura signora Accenti, scrisse
una lettera d’interesse a Intel. Nel frattempo, studiò a fondo i chip che
l’azienda californiana commercializzava: la memoria bipolare i3101 (RAM statica
a 64 bit). Trascorsero mesi senza risposta. Poi, una telefonata inaspettata.
Jens Paulsen, responsabile europeo di Intel, gli propose un
incontro a Milano. Accenti si presentò con una cartellina di appunti su ogni
chip Intel: Paulsen rimase colpito da quella meticolosa preparazione. L’esito?
Una collaborazione di prova di tre mesi che fece di Accenti il primo
rappresentante Intel in Europa.
Nonostante Intel in quel periodo commercializzasse solo due chip di memoria RAM statica (SRAM), la i3101 e la i1101, già dal 1969 aziende come IME, Olivetti e Siemens iniziarono a farne richiesta. Nel giro di vent’anni, Eledra 3S divenne la maggiore azienda italiana distributrice di elettronica.
Concluso il ciclo di vita di Eledra 3S con la separazione da
Olivetti, nel 1987 Accenti ricevette la chiamata di Alan Sugar, imprenditore
britannico e fondatore di Amstrad. La sfida: creare la filiale italiana in tre
mesi. Con agosto inutilizzabile, restavano due mesi effettivi per costruire:
uffici, magazzino, sistema informativo, dipendenti, rete di vendita.
Il giorno dopo presentò l’intera gamma alla convention a
Villa Serbelloni di Bellagio. La dottoressa Eva ricorda ancora l’espressione
scettica dei rivenditori Singer quando videro i primi PC: “Questi aggeggi non
li venderemo mai“, sussurrò uno di loro. Il bilancio fu sorprendente: tra
settembre e dicembre 1987, Amstrad Italia fatturò 20 miliardi di lire.
L’impossibile era diventato possibile.
3 settembre 1987. Inaugurazione del SIM di Milano. Tra i
giornalisti, un giovane Marco Travaglio de Il Giornale. Il giorno dopo, il
Corriere della Sera titolò: “È arrivato in Italia l’Aiazzone dei computer“.
Quel titolo valse più di qualsiasi campagna pubblicitaria.
I numeri parlarono chiaro. Nel 1988 Nielsen, istituto leader
nelle ricerche di mercato, incoronò l’azienda britannica prima nel settore con
una spesa a listino di 15,208 miliardi (IBM seconda con 9,555 miliardi,
Olivetti terza con 9,165). La spesa reale? Un quinto. Moltiplicatore
dell’effetto: da due a tre volte la concorrenza.
L’alleanza con Microsoft-Excel che sconfisse Lotus 1-2-3
Fine anni ’80. Arrivò la collaborazione più strategica:
quella con Microsoft. Amstrad stava per lanciare i nuovi PC con processori
Intel 286 e 386. L’intuizione di Accenti fu semplice ma efficace: immetterli
sul mercato in bundle con Microsoft Excel 3, in uscita da lì a poco. Il
software era già ultimato e si attendeva solo il completamento della
documentazione ufficiale per il lancio.
Chiese l’esclusiva per alcuni mesi, ma la risposta di Microsoft Italia fu un secco “impossibile”. Accenti non si arrese e rilanciò con un’alternativa: nessuna esclusiva, ma una fornitura così massiccia da permettere una campagna pubblicitaria congiunta Microsoft-Amstrad. L’esito? La filiale italiana divenne la prima al mondo a superare, con Excel, lo storico Lotus 1-2-3, il foglio di calcolo dominante degli anni 80.
Ing. Ettore Accenti al Maurizio Costanzo Show (Foto: Archivio
personale)
Quando il successo diventa una trappola
Agosto 1990.
Amstrad iniziò a cambiare le politiche che avevano creato il successo italiano:
pubblicità delegata ad agenzie europee centralizzate, piani di vendita
stravolti, sconti imposti dall’alto.
Accenti reagì.
Dedicò un’intera settimana di agosto a preparare un rapporto di 10 pagine per
Alan Sugar. La risposta di Sugar: “Nel tuo rapporto c’è del buon senso“.
Dopo una Convention a Roma all’Hotel Villa Pamphili con rivenditori e lo stesso
Sugar, tutto sembrò risolto. Ma le richieste assurde ripresero.
Accenti
convocò un CDA straordinario a Brentwood per
il 21 settembre. Una mossa audace: mai una filiale aveva convocato un CDA
presso la casa madre. Il piano venne approvato. Ma dopo pochi giorni, le
pressioni ricominciarono.
Accenti mandò
un fax duro a Sugar. Il fondatore di Amstrad volò a Milano nell’ufficio di via
Riccione. Il confronto fu diretto. Sugar disse di dover scegliere tra Accenti e
i suoi dirigenti inglesi. Accenti comprese: le sue battaglie erano state
interpretate come volontà di scalzare qualcuno.
La sua
risposta: “Nessuna scelta necessaria. Rassegno le dimissioni“.
Firmarono un accordo su un pezzo di carta. Ottobre 1990. Accenti uscì
dall’ufficio con una sensazione strana: sollievo misto a incredulità. Tre anni
intensi conclusi in dieci minuti.
Come Amstrad Italia crollò in 60 giorni
Il declino fu
rapido. Chi successe ad Accenti non aveva esperienza manageriale. Spezzarono il
meccanismo virtuoso: delegarono la pubblicità, concessero sconti per quantità,
allungarono i pagamenti. I rivenditori persero fiducia. Il fatturato crollò. I
problemi di credito esplosero.
L’11 dicembre
1990, Amstrad Plc pubblicò un comunicato: “Amstrad Plc
ringrazia l’ingegnere Ettore Accenti per aver portato il fatturato di Amstrad
Spa da zero a 112 miliardi di Lire.”
Da Amstrad a Memorex-Telex
Mentre Amstrad
affondava, Accenti ricevette una chiamata da Memorex-Telex: 2
miliardi di dollari di fatturato, 10.000 dipendenti, concorrente principale
IBM.
Dicembre 1990,
Parigi. Pranzo con Jean Claude Zanolli, vicepresidente esecutivo.
La domanda: “Che ne pensi?” Accenti: “Servono due giorni per parlarne
con Eva“. Zanolli: “Due giorni sono troppi, dimmi sì o no prima di
finire il caffè“. Negoziarono la sede: Lugano. A due passi da Milano.
Da gennaio
1991, Accenti divenne responsabile per Europa, Sud America, Medio Oriente,
Africa, area Pacifico. 18 gennaio 1991, tre giorni dopo l’inizio: scoppiò la
prima guerra in Iraq. Tutti i manager americani furono invitati a non volare.
Accenti decollò per il Venezuela il 20 gennaio. Un’avventura internazionale che
sarebbe durata tre anni.
Ettore Accenti oggi
Oggi, a oltre
vent’anni dal pensionamento a Lugano, Accenti continua a costruire futuro: il
30 ottobre 2025 ha inaugurato la Silicon Valley Library presso la SUPSI,
Startup Garage, donando libri e documenti originali per ispirare le nuove
generazioni di imprenditori.
Quando gli
chiediamo se oggi sarebbe possibile replicare un’operazione come quella di
Amstrad, Accenti riflette con lucidità: “La risposta è no, non con le stesse
modalità. I tempi cambiano, i prodotti cambiano, gli strumenti devono essere
completamente diversi. Ma operazioni di marketing massicce e penetranti sono
ancora possibili. Apple ha venduto oltre un miliardo di iPhone in tutto il
mondo a prezzi altissimi“.
La storia di
Accenti dimostra che il successo nel tech non richiede capitali illimitati o
tecnologie rivoluzionarie. Richiede preparazione ossessiva, pensiero laterale,
execution veloce e partnership strategiche. Nel 2025, gli strumenti sono
diversi, ma i principi restano gli stessi: da zero a 120 miliardi in
tre anni non è magia. È strategia.
Una storia
italiana di visione, coraggio e capacità di reinventarsi continuamente.
Si ringrazia
l’Ing. Ettore Accenti per aver aperto i propri archivi all’autore Carlo
Denza e alla redazione di RedHotCyber, condividendo memorie storiche,
documenti e immagini esclusive della Silicon Valley Library.
DALL’OSCURITA’ ALLA LUCE
Mio ultimo articolo che illustra come stia procedendo con
grande velocità la tecnologia delle protesi visive e le interfacce neurali per
dare la vista ai ciechi ed agli ipovedenti.
Panoramica delle principali protesi visive e interfacce
neurali attualmente in sviluppo o sperimentazione da parte di entità
specializzate qui classificate in base al grado di invasività, tipo di
stimolazione neurale (corticale, retinica o sensoriale), output percepito dal
paziente e relative indicazioni cliniche e molto altro.
VIVREMO OLTRE I 125 ANNI
Pubblicato ora sul mensile svizzero Ticino Management un mio
articolo dove spiego che fra qualche anno la congiunzione tra computer
quantistici ed intelligenza artificiale consentirà alla medicina di fornirci
sorprese da fantascienza per quanto riguarda la nostra salute.
Articolo pdf: Medicina Quantistica
Per sapere tutto su chip, microchip e semiconduttori cliccare qui.
L’ingegnere italiano che portò l’Italia nel futuro: dai microprocessori Eledra 3S all’era Intel
Ingegnere Ettore Accenti al CERN
SEMICONDUTTORI: DAL TRANSISTOR AL MICROPROCESSOR ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NELLA STORIA. https://amzn.eu/d/8mOtEFr
Un’intervista esclusiva a Ettore Accenti. Pioniere dei
pionieri della rivoluzione tecnologica in Italia. Ingegnere e imprenditore, ha
segnato la storia dell’informatica italiana. Fondatore di Eledra 3S negli anni
’60, ha portato i microprocessori Intel in Italia negli anni ’70 e reso
accessibili i computer Amstrad negli anni ’80, collaborando con aziende leader
del settore.
Ettore Accenti, ingegnere e imprenditore, ha segnato la
storia dell’informatica italiana. Fondatore di Eledra 3S negli anni ’60, ha
portato i microprocessori Intel in Italia negli anni ’70 e reso accessibili i
computer Amstrad negli anni ’80, collaborando con aziende leader del settore.
Ho incontrato Ettore Accenti, ingegnere e fondatore di
Amstrad Italia, in un grigio pomeriggio di febbraio. La nostra chiacchierata si
è subito trasformata in un viaggio storico: un racconto che inizia a Milano,
alla fine degli anni Sessanta, attraversa gli Ottanta e arriva ai giorni
nostri, testimoniando in prima persona gli eventi che hanno forgiato la Silicon
Valley.
La nascita dell’industria elettronica, lo sviluppo
tecnologico e le storie di visionari che trasformarono la Valle di Santa Clara
nel Sancta Sanctorum della tecnologia. Decisioni rivoluzionarie – come quella
di Intel di abbandonare le memorie per concentrarsi sui microprocessori –
vennero prese nelle stanze “segrete” dei colossi del settore, plasmando il
futuro digitale. Scienziati, inventori e trilioni di dollari hanno catapultato
il mondo nella rivoluzione informatica, partendo da una terra un tempo dominata
da frutteti. In sole due ore di intervista, Accenti mi ha trasportato, con il
pathos del suo racconto, in quegli ambienti, facendomi scoprire storie e
persone che altrimenti sarebbero rimaste nell’ombra.
L’ingegnere Accenti incarna le qualità esemplari degli
italiani: l’intraprendenza milanese, l’anarchia creativa napoletana, la tenacia
dei meridionali e l’ingegno di una consorte siciliana. Questo mix spiega i suoi
successi, nonostante un contesto spesso poco favorevole. Ma come ebbe inizio
questa avventura? Scopriamolo insieme.
Nato a Milano in una famiglia di ingegneri, coltivò fin da
piccolo una passione viscerale per la tecnologia, accompagnata dall’amore per
la fotografia. Dopo il liceo, all’Istituto Zaccaria, si iscrisse al Politecnico
di Milano. La scintilla definitiva si accese durante le scuole medie, quando,
leggendo un libricino divulgativo, scoprì le onde hertziane e realizzò il suo
primo ricevitore radio.
Negli anni in cui, all’Università di Berkeley, prendeva
forma il movimento del Sessantotto – che in Italia culminò con l’autunno caldo
– Accenti, a Milano, saldava transistor, replicando in piccolo la rivoluzione
tecnologica d’oltreoceano. Collaborando con una rivista di elettronica, si
immerse nello studio dei semiconduttori, i materiali alla base dei transistor
che di lì a poco avrebbero sostituito le ingombranti valvole termoioniche. Fu
così che ebbe inizio la sua missione: trasformare l’Italia da spettatrice a
protagonista dell’era dei microchip.
Per colmare le lacune dell’editoria hobbistica, utilizzò le
“replay card” – cartoline prestampate per richiedere dati tecnici alle aziende.
Grazie a questo sistema, ottenne manuali e componenti da aziende come Philips e
SGS, realizzando progetti pionieristici. Ma il salto definitivo arrivò con
Intel.
Carlo: Ingegnere, come iniziò la collaborazione con Intel?
Accenti: Nell’agosto del 1969, leggendo la rivista
“Electronics“, scoprii la neonata Intel, fondata da Robert Noyce e Gordon Moore
a Mountain View. Da amministratore di Eledra 3S, inviai una lettera – scritta
dalla mia segretaria, futura moglie e studentessa alla Bocconi – per propormi
come loro rappresentante in Italia.
MI FARO’ QUALCHE NEMICO IN PIU’ CON QUESTO MIO ARTICOLO
Energia e misteri, questo l’articolo pubblicato ora sul
mensile svizzero Ticino Management con cui collaboro da molti anni. Riporto i
numeri spietati sull’energia che dimostrano come solare ed eolico ben poco
possono fare per risolvere il problema dell’umanità.
Oggi contribuiscono per il 2,5% dei nostri consumi energetici
totali e dal 2019 ad oggi su un incremento idei consumi totali del mondo pari a
12.000 Terawattora hanno contribuito con un incremento pari a 2.300 TWh … ce ne
vuole di strada perché queste energie raggiungano anche solo a coprire gli
incrementi futuri dei consumi di questa ingorda umanità!
Per la versione pdf: https://bit.ly/4l73cqU