L’ho ripescata e la ripresi quando, all’età di 15 anni, mio padre mi prestò la sua macchina fotografica Rolleicord con pellicola da 6x6 cm per farne quello che volevo. Con quella macchina imparai cosa fosse la fotografia e la usai nei più disparati modi, incluse anche fotografie astronomiche che, solo con quel tipo di macchina fotografica si potevano fare.
Allora era appena iniziata la ricerca spaziale con il lancio
di satelliti artificiali e nelle notti oscure di un paese pochissimo illuminato
riuscivo a scorgere ad occhio nudo i satelliti artificiali che ci passavano
sopra compreso un satellite lanciato dagli americani e che consisteva in un
grande pallone con la superficie fortemente riflettente, Echo I.
Decisi di riprenderlo
appostando la macchina fotografica in un punto molto buio in campagna da cui
presumibilmente potevo riprendere il satellite al suo passaggio.
Lasciai l’obiettivo
aperto per 90 minuti, dopo aver inserito nella macchina fotografica la
pellicola più sensibile in commercio da 400 ASA, o 27 DIN
Il satellite avrebbe dovuto lasciare la sua traccia impressa
nel negativo e ci si può immaginare la gioia nello scoprire che ci ero riusciti
osservando i negativi una volta sviluppati.



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