Sono profondamente colpito dalla tragedia ferroviaria avvenuta in Spagna, nei pressi di Toledo. Ma sono altrettanto sconcertato nel sentire parlare di un possibile "errore umano" quasi fosse una spiegazione sufficiente.
Ricordo perfettamente una cosa che mi venne insegnata decenni fa,
durante il mio corso di ingegneria.
Già oltre un secolo fa, quando le ferrovie venivano chiamate strade
ferrate, era stato sviluppato un sistema di sicurezza tanto semplice
quanto geniale: il circuito di binario.
Le ruote e gli assi metallici di un treno collegano elettricamente le due
rotaie, consentendo di rilevare la presenza del convoglio in una determinata
sezione di linea.
Questo principio, integrato con i sistemi di blocco e di interblocco
ferroviario, permette di impedire che venga autorizzato l'ingresso di un
secondo treno in una tratta già occupata.
Lo scopo fondamentale di questi sistemi era proprio quello di
impedire che un errore umano potesse trasformarsi in una catastrofe.
Non si tratta di una tecnologia futuristica. È un principio ingegneristico
conosciuto da oltre cento anni, che già si insegnava nelle università molti
decenni fa!
E allora mi pongo una domanda molto semplice.
Com'è possibile che nel 2026, su una linea ferroviaria ad alta
velocità, un treno possa raggiungere a velocità elevata un altro convoglio
fermo sullo stesso binario?
Le prime ricostruzioni parlano di un guasto al sistema automatico di
controllo LZB, seguito da un'autorizzazione errata alla ripartenza.
Ma proprio qui sta il punto!
I sistemi di sicurezza devono essere progettati per gestire anche i guasti e
gli errori degli operatori. È il principio della sicurezza intrinseca, o fail-safe,
che dovrebbe essere alla base di ogni infrastruttura critica.
Naturalmente occorrerà accertare quali dispositivi fossero ancora operativi,
quali procedure siano state applicate e perché le protezioni non abbiano
impedito lo scontro.
Ma liquidare una simile tragedia con la formula "errore
umano" sarebbe inaccettabile.
Perché la vera domanda non è soltanto chi abbia sbagliato, ma perché
il sistema abbia consentito che quell'errore producesse conseguenze tanto
devastanti.
È questa la domanda alla quale i responsabili della sicurezza ferroviaria
devono rispondere.
Non è soltanto una questione di responsabilità individuali. È una questione
di progettazione, ridondanza, controllo e responsabilità dell'intero sistema.
Questo mi insegnavano a ingegneria decenni fa. E ritengo che oggi,
con tecnologie immensamente più avanzate, dovremmo pretendere ancora di più.
Un pensiero commosso alle vittime e alle loro famiglie.

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